La testimonianza di Rosanna

Ciao a tutti i super-genitori di gemelli. Sono Rosanna e sono solo pochi giorni che mi sono riaffacciata su Internet, scoprendo il piacere di fare un po' di surf sulla rete, dopo tanti mesi di forzato allontanamento. Ovviamente per scrivere questo testo ho dovuto ricorrere alle uniche ore disponibili ai genitori di gemelli: la notte. Ho dovuto anche contendere il computer con mio marito che doveva aggiornare il suo sito sui Corgi ( è una razza di cani da pastore che, da appassionati di cinofilia, amiamo molto). 

Federica e Simone... due "cuccioli" tenerissimi

La storia inizia circa cinque anni fa quando decidemmo, con mio marito Stefano, di smettere di coccolare come bambini i cuccioli di cane che abbiamo allevato nei primi quattro anni del nostro matrimonio, per dedicare il nostro amore ad un cucciolo d’uomo. E così abbiamo iniziato ad andare a briglie sciolte, senza fretta, alla ricerca di un bambino. Dal momento che il tempo passava senza risultati ed io cominciavo ad essere piuttosto matura (leggasi incartapecorita – ho 37 anni), abbiamo iniziato la penosa trafila dei genitori in cerca di figli; dapprima in modo soft poi in maniera sempre più pressante, sino a giungere ad un centro di fertilità della coppia. Alla prima visita ci andammo insieme e, seduti mano nella mano, io e Stefano contemplavamo il bellissimo poster composto dalle foto di bimbi nati grazie a questo reparto: “Non trovi qualcosa di strano in queste foto … … … ACCIDENTI MA SONO TUTTI GEMELLI … ma tanto a noi non capiterà … … …”. Non vi dico quanti esami abbiamo dovuto fare e mai nessuno che dava indicazioni precise sulla causa della nostra infertilità. Poi, a Novembre ’98, mi diedero da fare una stimolazione ormonale. Nei giorni fertili facevo quotidianamente delle ecografie sino a quando la dottoressa mi disse che c’erano due ovuli maturi e che dovevo aumentare la frequenza dei rapporti nelle successive ore.  Credo di essere una delle poche mamme al mondo  ad avere l’ecografia dei propri ovuli prima di essere fecondati. La vigilia di Natale faccio un test di gravidanza che risulta positivo; leggo le istruzioni sul bugiardino e dal momento che la percentuale di probabilità di validità dell’esito  sono "solo" del 99%, decido che l’un percento di esito falso positivo me lo sono beccato io; ma Stefano mi convince ad andare subito al centro per una verifica… e, sorpresa sorpresa, mi viene detto che effettivamente si vedono due camere ovulari ... "Cioè? Si spieghi meglio dottoressa, non vorrà mica dire che sono incinta di due gemelli?".  Stefano non ha parlato per due giorni di fila ed il terzo giorno ha deciso che avevamo bisogno di un'automobile più grande. La gravidanza è stata splendida: poche nausee, umore alle stelle, fame da lupo con la possibilità di mangiare finalmente anche la Nutella ( non ero più in dieta perenne e così ne approfittavo). Passavo notte insonni, attenta a rilevare il più piccolo movimento nella pancia; ci mettevo sopra delle palline e dei bastoncini per il piacere di vederli muovere non appena uno dei due mi dava un calcio o si rotolava. Li rintronavo mettendomi le cuffie dello stereo sulla pancia in ascolto della canzone “Per te” di Giovanotti. Intorno al quinto mese, però, ho cominciato a zoppicare lievemente e così il mio ginecologo mi ha convinto a stare a casa. Ho passato gli ultimi mesi fra mangiate pantagrueliche a casa di mamme, zie, nonne; ma la mia camminata peggiorava di giorno in giorno e neanche più la piscina, sino a quel momento frequentata assiduamente, mi dava giovamento e così sono arrivata, nel giro di un mese, a camminare prima con un bastone, poi con le stampelle, sino a non potermi quasi più muovere dal letto. Non prendevo più peso e cominciavo seriamente a pensare che forse non era solo una banale sciatica. Sono andata da un riflessologo plantare, poi da un fisioterapista, ma non riuscivo a trovare alcun giovamento. Il dolore si concentrava tutto nelle teste dei femori, laddove si incastrano nelle anche ed il dolore era più forte se ci caricavo sopra il peso del mio corpo. Esami non ne potevo fare e tutti mi convincevano che mi sarebbe passato tutto non appena partorito. Il dubbio e la paura si facevano sempre più spazio nella mia mente. La notte era popolata da incubi nelle poche ore che riuscivo a dormire. Poi una sera della 35a  settimana, Stefano mi misura la pressione: è piuttosto alta. Telefoniamo all’ospedale della mia città e mi consigliano di andare a fare un tracciato. Non ci sono problemi immediati, ma è meglio essere ricoverata e fare qualche esame. Ma le cose precipitano nei giorni successivi: il maschietto non ha più molto liquido amniotico ed e meglio fare il cesareo anche per le mie condizioni fisiche che peggiorano di ora in ora. Il mio ginecologo, in quei giorni in ferie, saputo del mio ricovero, UDITE UDITE, rientra al lavoro solo il tempo necessario per farmi il cesareo per far nascere, il 28 Luglio, Federica e Simone: rispettivamente di 2,350 Kg e 1,850 Kg.  Chicca (la roccia) stà benone e Simy, nato con un piedino torto congenito, si passa tre giorni in incubatrice.  Il dolore alle gambe peggiorava e solo in presenza di quei due mucchietti di carne riuscivo a non sentirlo. Ho avuto la fortuna di essere assistita da un equipe medica favolosa, che ha smobilitato l’ospedale per diagnosticare il male che mi affliggeva. Si parlava di osteonecrosi ed anche di cose peggiori, sino a quando, il primario di ortopedia suppone una forma di osteoporosi dovuta alla gravidanza, una malattia molto rara che nessuno aveva mai visto in ospedale: si prevedono 6 mesi per rimettermi in piedi e non posso neppure tentare di camminare per il rischio di fratture. Sono sprofondata nella disperazione totale: non riuscivo a pensare, parlare, mangiare, non volevo vedere nessuno e passavo il tempo a piangere e a fissare il vuoto con sguardo assente. Come se non bastasse, cominciarono anche a venirmi anche dei lievi scatti muscolari involontari che mi convinsero che in realtà avevo una malattia neurologica. Dopo un mese di ospedale, veniamo dimessi e dal momento che non mi reggo  in piedi veniamo ospitati a casa di mia mamma e tutta la mia  splendida, generosissima famiglia si mobilita per me  e per i pupi. Io soffrivo da morire a non poter fare  per i miei piccoli quello che con grande amore mia madre, mia zia e mia sorella si prodigavano a fare. Ricorderò sempre con infinito dolore quando, al primo bagnetto di Federica, seduta sulla sedia a rotelle, credevo che non avrei mai lavato ed accarezzato quella morbida pelle. La depressione post-partum imperversava. Dopo un mese di questa angoscia, dal momento che il dolore alle gambe diminuiva leggermente, mi decido ad andare da un famoso ortopedico, che dopo avermi visitata comincia a prendermi un po' in giro e malgrado la conferma della malattia, mi dice che i femori stanno rapidamente rimineralizzandosi e che posso cominciare a camminare con stampelle, bastone e che presto ricomincerò a camminare. Vado anche da un neurologo che mi dice che i mie scattini involontari sono dovuti allo stress subito. Il primo di Novembre, rientro a casa mia, finalmente camminando sulle mie gambe. La medicina che mi ha guarita sono stati i miei cucciolini. Oggi hanno cinque mesi, pesano più di 7 Kg e presto dovrò ridare il bianco in cucina, perchè quando fanno la pappa spruzzano come degli innaffiatoi da giardino. Simone è stato anche operato al tendine di Achille, per correggere il piedino torto e dopo quattro mesi di gesso è finalmente passato alla doccia ortopedica che gli permette di scalciare come un mulo. Un suggerimento a tutti, se mai avrete bisogno di un ortopedico, rivolgetevi all’ospedale infantile di Alessandria, sono tutti bravissimi, disponibilissimi ed estremamente competenti. Adesso non vi tedio più e mi interrompo per non fare la figura della logorroica. Vi saluto tutti e se qualcuno conosce l’inventore del forno a microonde me lo ringrazi dal profondo del cuore da parte mia, di Stefano  e di tutti i genitori di gemelli.

Ciao XXXXXXXXXXXXX Rosanna  

Scritto il 05/01/2000

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