Vi racconto il mio parto
di Raffaella R.

Giovanni
ed Elisa
Giovanni, che essendo il bimbo in basso era quello che avrebbe deciso sul tipo di parto, aveva rigirandosi per l'ennesima volta “messo la testa a posto”: a scanso di sorprese sarebbe stato un parto spontaneo, quello che io desideravo. Oltre alla normale strizza delle primipare altri due erano i miei timori: mi accorgerò mai di quando il tutto inizia, e cosa ancora più importante, troveremo mai parcheggio?
Arrivati al 4 dicembre 2004 (37+2) tutte le mie paure si rivelano infondate. Alle 4 di notte fa svuuup, mi si rompono clamorosamente le acque e non c'è dubbio che sta cominciando. La borsa è pronta ormai da giorni, facciamo finta di non essere troppo agitati e ci mettiamo in macchina per l'ospedale, al quinto semaforo decidiamo definitivamente il nome della bimba, le strade sono deserte e alle 5 di sabato mattina i parcheggi vicino all'ospedale sono fantasticamente vuoti. Mi visita il medico di turno in PS che, constatata dilatazione e contrazioni mi manda in reparto (UMF della Clinica Universitaria del Sant'Anna di Torino, specializzata in gemelli) dove incontro l'ostetrica del turno di notte. Nonostante gli assorbenti e poi i pannoloni dell'ospedale continuo a perdere liquido amniotico in quantità industriale (si riforma al momento) e benedico mio marito che all'ultimo ha avuto l'idea di mettermi un paio di pantaloni di riserva nel borsone.
Le contrazioni si infittiscono e si intensificano ma sono davvero ben sopportabili; supersvuotamento di intestino (la natura fa tutto da sé!) e verso le 8 conosco l'ostetrica che mi seguirà per tutto il travaglio ed il parto, Tiziana, molto esperta e molto cara. Mi trovo subito bene a pelle, mi affido completamente a lei e cerco di sentire i segnali del mio corpo: mi accompagna donandomi serenità e sicurezza in un momento così importante, avrà per sempre un posto speciale nei miei ricordi. Ogni tanto mi controlla, la dilatazione procede, le contrazioni iniziano però ad essere irregolari, decide per una flebo di ossitocina. Fino ad allora avevamo discusso se epidurale sì o no, io ero più per il no, ma nel momento in cui la flebo inizia a fare effetto le comunico che ho cambiato idea ... L'anestesista, una dottoressa anche lei molto carina, me la fa con facilità e dopo inizia il bello.
Ci spostiamo dal reparto in sala travaglio e sono ormai immersa in una corrente che non si può più fermare. Io, una persona molto “di testa” sono per una volta uno con il mio corpo, perdo completamente la percezione del tempo e vivo intensamente ogni attimo. Mi sembra passino i minuti ed invece passano le ore, sono presente a me in ogni contrazione, negli intervalli chiacchieriamo e scherziamo. Mio marito mi è sempre vicino (lo lascio allontanare solo per la colazione), è un'esperienza pazzesca da dividere in due. Ormai ci siamo quasi, 8/9 cm di dilatazione, passiamo in sala parto.
A Tiziana, che mi ha seguito tutto il tempo si affiancano nuove figure, una ginecologa giovane, due puericultrici e un ginecologo anziano che sta sulla porta e parlotta. La fase espulsiva è molto bella, non sento più dolore e sono molto concentrata, impiego un po' a capire come spingere ma dopo un po' funziona, tutti fanno un grande tifo e sento che presto i bimbi saranno con noi, sono curiosa, non riesco ad immaginarmeli, ho una grande voglia di conoscerli. Mi fanno l'episiotomia (ordine del gine anziano, mi sembra di capire che ostetrica e gine giovane non la ritengano necessaria), mi raccontano che si vedono i capelli (il maritozzo mi dice poi che è una bugia per motivarmi ...) e dopo una mezz'oretta, sono le 13,08, è nato Giovanni (2,5 kg). Me lo mettono a pelle, lo sento ciucciare come un riccio, una strana sensazione che dura pochissimo; arriva il gine, mi forano la seconda sacca, lui preme forte sulla pancia e spinge (vogliono che Elisa sfrutti il canale ancora aperto e nasca subito) e alle 13,13 anche lei è nata (2 kg), pochi istanti a contatto con me e viene visitata. Ci dicono gli apgar (9/9 per tutti e due), mi rilasso, sono felice, andiamo in una saletta post parto dove inizio a vomitare e ad avere brividozzi (l'anestesia?).
Ho vissuto un'esperienza intensissima e molto bella a livello personale e di coppia, ma non mi sento ancora mamma. I bimbi li ho intravisti, ci siamo scambiati odori e calore, ero un po' cotta, inizieremo solo dopo lentamente a conoscerci.