La testimonianza di Paola A.

CONCEPIMENTO, GRAVIDANZA  E NASCITA

Nel settembre scorso sono partita per una romanticissima vacanza in Turchia con il mio compagno. Ci siamo fatti un bel giretto su un caicco (imbarcazione a vela). Avevamo già parlato dell’idea di avere un figlio, ma stavamo insieme da pochissimo (n.b.: io ho 36 anni ed ero stata sposata per otto anni con un altro). Di fatto non abbiamo preso nessuna precauzione e al nostro rientro in Italia ho scoperto di essere incinta (test di farmacia che si è colorato in 5 secondi). "Bene" ci siamo detti e dopo due giorni siamo andati dal ginecologo che, accendendo l’ecografo, ha  esclamato: “Sorpresa, sorpresa, sono due!”. Mi ha anche detto, però, di non abituarmi subito all’idea di avere dei gemelli, perché frequentemente accade che uno dei due scompaia. Per me era già sconcertante:

a)       avere deciso di fare un figlio;

b)       scoprire di essere incinta a un mese da tale decisione;

c)       vedere in che quantità eravamo riusciti a riprodurci.

<--- Violetta

Edoardo --->

Luigi alla notizia è impallidito,  io di meno (forse ero già imbesuita dagli ormoni della gravidanza), ma ho subito pensato che ero felicissima perché, se è vero che nella mia vita avevo atteso tanto per fare un figlio, era sempre stato come se avessi avuto la precognizione che in qualche modo dovesse poi trovare  un senso il fatto di averci pensato su così tanto. La verità più semplice è che, per fare un figlio, devi trovare l’uomo con cui senti di poterlo fare. Il primo mese sono stata sottoposta a tutti gli esami  del sangue possibili, compreso il test di coombs indiretto che ho ripetuto fino all’ottavo mese quando sono nati, perché il mio gruppo sanguigno è A- e quello di Luigi A+. La gravidanza è proseguita senza problemi, tolto un episodio di cistite iniziale piuttosto fastidioso e di saltuari pruriti notturni, che ho combattuto con blande dosi di antistaminico. Considerate che sono una scriteriata: ho mangiato tutto quello che mi andava (ma mai in grosse quantità, tranne molta  frutta che mi piaceva da morire, mentre normalmente la mangio solo in estate) e, sì, lo confesso, non ho nemmeno smesso di fumare. In tutto sono ingrassata 14 kg. e dodici li ho persi subito con il parto. Durante il  quinto  mese mi sono sottoposta ad amniocentesi (due) e durante l’esame quella "delinquentella" di Violetta si è finalmente voltata facendoci vedere che era una femminuccia (chissà perché io ero convinta che fossero due maschietti). Fino alla fine del  settimo mese sono stata benissimo, poi la pancia è esplosa, ho cominciato ad avere mal di schiena (il peso si faceva sentire anche su una come me che è alta 1,72 e che pesa normalmente 65kg.), non riuscivo a mangiare più niente (consiglio MALOX e citrosodina per tentare di digerire il poco che riuscirete a ingurgitare), mi svegliavo in continuazione di notte. Ho cominciato a desiderare che tutto finisse rapidamente, non vedevo l’ora di vederli, e la sensazione di non riuscire a contenerli diventava ogni giorno sempre più  forte. Intanto, dopo vari giretti interni, Violetta e Edoardo si erano posizionati in questo modo: Violetta era trasversa sopra al fratello (al sesto mese con testa a destra e piedi a sinistra, nel passaggio dal sesto al settimo ha fatto un giro a 360° che ha strabiliato anche il ginecologo), che se ne stava sotto bello podalico. Con questa configurazione era impossibile pensare ad un parto naturale e con il mio ginecologo abbiamo fissato un cesareo programmato per il 5 giugno all’ospedale. Ma le cose non dovevano andare così. Infatti intorno alla 35° settimana, la mia pressione, che era stata normale per tutta la gravidanza, ha cominciato a salire vertiginosamente ed il 23 maggio sera ho raggiunto i 100 di minima. Sono stata costretta a correre all’ospedale dove mi hanno sottoposto a un monitoraggio di due ore. I bambini stavano bene ma bisognava intervenire con urgenza. Mi ricordo ancora la faccia del vice primario che ha cominciato dicendomi: “Vede signora, abbiamo visto dall’ecografia che i bambini sono grossetti, per cui avremmo pensato di farle un cesareo domani", me lo  diceva come se avesse dovuto convincermi, mentre io non aspettavo altro! Il ventiquattro maggio 1999, alle ore 13.30 circa, mi hanno portato in sala operatoria, dove sono stata sottoposta a cesareo con anestesia epidurale, un’esperienza che consiglio a tutte. Tolto qualche tremore ed alla fine del parto qualche doloretto, sopportabilissimo, mentre mi ricucivano non ho sentito nulla: ho nettissime nella mia mente tutte le fasi dell’intervento, il chirurgo che aprendomi ha esclamato "Ma dove sono? (si erano nascosti ben in alto), ah, ecco, vedo i piedi"; Edoardo, estratto per primo, alle ore 15.30 (Luigi che è stato tutto il tempo con me l'ha visto uscire piegato a libretto) e Violetta dopo pochi istanti. Violetta pesava 2.360 kg. ed Edoardo 2.250 kg., stavano benissimo con un apgar a 1’ di otto e a 5’ di nove. Dopo questi primi controlli, finalmente me li hanno messi vicini in una culletta di vetro trasparente. Non dimenticherò mai i loro occhi, aperti, lo sguardo di uno che viene da un altro mondo, lontano, due piccoli astronauti. Poi li hanno portati via al reparto di patologia neonatale (stavano bene, ma erano nati alla 36° settimana!), dove Violetta è stata per un giorno solo in incubatrice per una piccola sofferenza respiratoria. La notte stessa ho cominciato a cercare di alzarmi dal letto, ad “allenarmi” per potere salire il giorno dopo a trovarli. Cosa che ho fatto facendomi portare una sedia a rotelle il giorno dopo. Sono andata subito a trovare Violetta che stava in incubatrice: era bellissima, con una carnagione da quadro fiammingo, si spostava come una ranocchietta, poi sono passata ad Edoardo che sembrava un piccolo orientale,  un biscottino tostato che  appena preso in braccio mi ha sorriso (lo so che non sono sorrisi intenzionali, ma mi sono completamente sciolta). Io sono rimasta in ospedale per cinque giorni e loro per  una quindicina. Facevo avanti e indietro per allattarli sia con il latte artificiale che con il mio che quando stavo a casa mi tiravo (con poco successo, ne avevo pochissimo, e in più solo Edoardo riusciva a prenderne dal mio seno).

Scritto il 29/12/1999

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