La mia storia… un "quasi papà" di due gemelle!
Abbiamo chiesto ai papà di raccontarsi… cosa pensano e come vivono la doppia paternità?? Il primo a rispondere
all’appello è stato Nicola (Nico), "quasi marito" di Alessandra, "quasi papà" di Sara e Silvia (gemelle) e papà "reale" di Alessio e Mattia.Ale dice che la mia testimonianza è la prima nel suo genere in tanti anni di vita del sito, e se lo dice Ale deve essere per forza così. Come ho scritto scherzosamente quando mi sono presentato sul forum, sono “quasi padre” di Sara e Silvia e penso che questa definizione sia quella che più si avvicina alla realtà. Pur non essendo il padre biologico di Sara e Silvia, le sento mie tanto quanto sono miei Alessio e Mattia (loro sì miei figli biologici).
Quando
le ho conosciute avevano già sei anni, la separazione dal padre era ancora
recente e non avevo idea di come avrebbero reagito alla nuova situazione. Sapevo
però che l’incontro non rappresentava semplicemente un passo importante, ma
rappresentava un vero e proprio di punto di non ritorno tra me e
Ale: probabilmente se la relazione tra me e le bimbe si fosse rivelata
disastrosa, ora non sarei qui a scrivere quello che sto scrivendo.
Non partivo con un grande bagaglio d’esperienza. L’unico vero rapporto che avevo avuto fino ad allora con un bambino era stato quello tra me e mia nipote (figlia di mia sorella…). Dalla mia avevo solo il fatto che quel rapporto era nato bene ed era proseguito ancora meglio. Ancora oggi mia nipote (che ora è un’adolescente con i problemi tipici della sua età…) “stravede” per me anche se non ci sentiamo molto spesso e ci vediamo ancora meno. Per contro sapevo che una sola esperienza positiva, soprattutto quando si parla di bambini, non significa nulla. Mi è difficile descrivere quello che era il mio stato d’animo prima dell’incontro, un misto di preoccupazione, tensione, emozione (il tutto in dosi “da cavallo”…), tutto questo però svanì quasi subito per lasciare il posto ad una quasi innaturale tranquillità. Ad essere onesto il fatto che fossero due gemelle non mi ha influenzato in nessun modo. Fin dall’inizio mi sono sforzato di vederle non tanto come una specie di “entità” unica (ovvero “le gemelle”…) ma come due bambine distinte che solo per puro caso avevano esattamente la stessa età. Credo che questo atteggiamento mi abbia aiutato fin dall’inizio a non avere nessun problema nel riconoscerle nonostante la spaventosa somiglianza. Perché dietro un aspetto apparentemente uguale, ci sono due bambine profondamente diverse, quasi l’opposto l’una dell’altra: Sara più introversa, timida e per certi versi più sensibile, Silvia più estroversa, simpatica e, per così dire, “svelta”.
Come ho appena scritto, fin dall’inizio ho cercato di vedere le bimbe non come un’unica “entità”, ma ciò non toglie che ho dovuto fare i conti con alcuni aspetti caratteristici proprio della gemellarità. Ho imparato ben presto che dovevo “dosare” molto bene le mie attenzioni cercando di distribuirle nel modo più equo possibile per non suscitare sentimenti di gelosia nell’una o nell’altra. Trascurare anche il più semplice dei dettagli avrebbe potuto rivelarsi un “tragico” errore. Una volta, i primi tempi, da McDonald’s non mi sono preoccupato di ordinare due Happy Meal con il regalo identico, ed è quasi scoppiata una tragedia! Avevo messo in conto che una delle due avrebbe potuto piacermi più dell’altra e mi ero ripromesso di stare bene attento a non lasciar trasparire questa mia “preferenza”, ma per fortuna questo problema non si è presentato affatto. Lo stesso problema avrebbe potuto presentarsi al contrario, ovvero se io fossi piaciuto solo ad una delle due, ma anche in questo caso sono stato fortunato, nonostante oggi abbia il sospetto di piacere un pochino pochino di più a Sara (ma probabilmente dipende dalla diversa sensibilità delle bimbe).
Ricordo che il primo incontro si concretizzò in una uscita in macchina. Oltre a noi quattro c’era anche la mamma di Ale. Ad un certo punto ci siamo fermati, Ale e sua madre sono uscite a comprare non ricordo cosa e così io le bimbe siamo rimasti soli in macchina. Allora, come oggi, tenevo in macchina un sacchetto di Golia (le caramelle alla liquirizia…) e siccome ancora non lavoravo, le mie giornate erano fatte in gran parte di lunghe attese (aspettavo Ale sotto casa sua la mattina per accompagnarla al lavoro, la aspettavo fuori dall’ufficio all’ora di pranzo, la aspettavo sempre fuori dall’ufficio la sera per riaccompagnarla a casa e ancora una volta aspettavo sotto casa sua dopo cena finché non avevo il segnale di “via libera”, ovvero che le bimbe dormivano a letto, per salire…), e per ingannare il tempo facevo piccole barchette con gli incartamenti delle caramelle. Per questo il cruscotto della macchina era una specie di disordinatissimo porticciolo di barchette bianche e verdi, e con quelle barchette inventai un semplicissimo gioco che piacque subito alle bimbe. Così ruppi il ghiaccio e capii che la strada sarebbe stata se non in discesa, almeno in piano.
Credo
che il fatto di non essere il loro padre naturale mi conceda anche qualche
vantaggio. Non posso esercitare su di loro quella autorità che solo un genitore
vero può esercitare (o almeno provare ad esercitare…), ma ciò non toglie che
posso mettermi fra di loro nei momenti di "crisi" (quando litigano o quando sono
in preda a qualche capriccio) sfruttando lo spazio che mi viene concesso in
quanto "autorità non riconosciuta". Quando indosso i panni dello psicologo
dilettante in genere cerco di far capire loro che per quanto siano gemelle non
possono prescindere dalla caratteristica fondamentale degli esseri umani ovvero
che ogni persona è diversa da tutte le altre, comprese quelle che sembrano in
tutto e per tutto identiche. Per questo non devono essere gelose dei "successi"
dell’altra e soprattutto non devono mai sentirsi in qualche modo "inferiori". Se
la mia psicologia da strapazzo non funziona, allora passo al "piano B" che in
genere consiste nel fare il pagliaccio per sdrammatizzare la situazione.
Nel 99% (circa) dei casi ottengo qualche risultato solo con il "piano B". A dire il vero più passa il tempo e meno sono i risultati che ottengo anche con il "piano B", un po’ perché crescendo sono sempre meno inclini a ridere delle "pagliacciate" e un po’ perché essendo ormai stato assimilato come uno di famiglia, godo sempre meno di quella specie di "trattamento privilegiato" del quale godevo prima il che rappresenta per me uno splendido risultato.
Così come rappresenta uno splendido successo il fatto che le bimbe spesso mi cerchino quando sono in difficoltà e hanno bisogno d’aiuto, a testimonianza del fatto che sono diventato una persona di riferimento per loro.
Per non parlare degli slanci d’affetto, degli abbracci, dei baci, dei "pensierini" (ultimi quelli che mi hanno fatto per il recente compleanno…) che immancabilmente finiscono per commuovermi…
Anche se rileggendo quello che ho scritto si potrebbe pensare che il mio approccio alle bimbe sia stato in qualche modo "calcolato" in base ad un’analisi preliminare del problema, nella realtà tutto è venuto in modo molto naturale.
Quando si parla di relazioni umane, tanto più relazioni tra adulti e bambini, non si può fare affidamento su comportamenti calcolati. Noi ci siamo piaciuti fin dall’inizio e abbiamo continuato a piacerci e ad amarci sempre di più con il tempo. Oggi quando mi capita di parlare della mia famiglia, dico sempre che ho quattro figli. Ed è vero…