Depressione post-partum: nene ci racconta la sua esperienza


Renata detta "Tittina" con Filippo e Gian Maria

Non so cosa fosse, non so se veramente fosse "depressione post-partum", non so se fosse dovuta alle circostanze difficili in cui sono nati i miei bimbi (una gravidanza caduta dal cielo, io che avevo 22 anni, il mio fidanzato spagnolo che viveva in scozia, le famiglie che non ci hanno propriamente appoggiato -almeno non all'inizio - e poi un ricovero al sesto mese per minaccia di parto prematuro, la sindrome da trasfusione feto fetale, i bimbi in terapia intensiva...) o ad altri fattori...

Al dì là di tutto quello che ho appena elencato, che mi sembra circostanziale, strettamente "personale" e non sovrapponibile alle vite di altri, ci sono cose che mi hanno fatto mooolto soffrire e di cui mi piacerebbe parlare, perché forse qualcuno le condivide con me...

La prima è il fatto che mi han fatto il cesareo. diamo per scontato che era inevitabile, che è stato fatto per i bimbi che soffrivano a causa della TFF, che pure io avevo una colestasi, che il primo era podalico, che il liquido era ormai poco...
Ma è stato TERRIBILEEEE!! la mia sensazione era proprio quella che mi mancasse un fotogramma del film. Entrare in sala operatoria, vedere i medici e gli anestesisti e le infermiere che "spettegolano" dei colleghi, sentire un pianto, intravedere una faccia, sentire un guaito, intravedere un piede...
"E DOVE AVETE PORTATO I MIEI FIGLIII?!?! per dio, fatemeli abbracciareee!"
"no signora, devono stare al caldo" (a parte che non sono una signora... :-) )
"ma appunto, li riscaldo io"
"no signora, che sono sporchi"
" SPORCHI?!?! ma come sporchi, quella è vernice caseosa, quelli sono i MIEI figli..."
e queste che me li portano, e io con le braccia legate, come se fossi crocefissa, e me ne piazzano uno di qua e l'altro di là, il tutto per 10 secondi. e io che dovevo fare? essere felice? io ero disperata, incazzatissima, mi sembrava di essere in un incubo, da sola, imrovvisamente sola. senza pancia, senza and (il mio compagno), senza bimbi.
Insomma, ho sempre pensato al parto come un momento "attivo", invece io non ho fatto nulla. Molto han fatto quel branco di camici bianchi che mi giravano intorno preoccupati per la Juve...
Forse il tutto suona un po' astioso. No, non ce l'ho con loro, erano (e sono) semplicemente sensazioni irrazionali, che mi hanno intristito parecchio...

Da subito mi sono impuntata che li volevo allattare. Che sarebbe stato l'unico modo che avevo per conoscerli ed imparare a esistere CON loro. in terapia intensiva gli davano i biberon. mi dicevano che non avrei potuto allattarli perché avevo i capezzoli in dentro (?! ...non è vero...). Che allattarne due è da pazzi. Invece per me tirarmi il latte era l'unica maniera di stare con e per i bimbi anche quando erano chiusi in una culletta termica, pieni di fili e tubi, a chilometri da me.
Con pazienza sono riuscita ad allattarli e non hanno mai visto un biberon (MAI). Fino ai 9 mesi, solo tetta. poi, a 15 mesi, non ne hanno più voluto sapere.

Insomma. Sono tutte sensazioni sgradevoli legate alla nascita della mie meraviglie di cui secondo me è importante parlare.
Una neo mamma deve essere felice, pimpante, amorosa... e io invece piangevo spesso, mi sentivo inadeguata, non avevo potuto partorire e mi dicevano che non avrei potuto nemmeno allattarli...
Poi piano piano le cose si sistemano. Ci si "accorda", come se si fosse un insieme di strumenti: la mamma, i bimbi, il compagno. E poi le cose iniziano a scivolare...
Fino ad essere meravigliose.
Ma a me è costato un po'.

 

Scritto nel maggio 2007

 

 

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