La testimonianza di Manuela
Ciao. Mi chiamo Manuela, mamma di Camilla e Carlotta, simpaticamente chiamate da papà Gaetano "le ienette", per il loro carattere non proprio "a modo". Ecco la nostra storia:
SONO INCINTA!!!
La nostra
storia comincia il 17 dicembre del 1994, quando ci siamo messi insieme. Ad
agosto del 1998, dopo una convivenza di due anni, ho scoperto di essere
incinta. Non era proprio una sorpresa: le abbiamo volute e attese, le nostre
ienette, anche se non abbiamo dovuto fare molte "prove"... galeotti
furono l'isola D'Elba, il mare, il sole, le vacanze... Quando ho fatto il test
sono rimasta per diversi minuti incredula e inebetita davanti ad una
strisciolina di carta con due lineette rosse: ero davvero incinta!!!! Gaetano
non voleva crederci. Chissà perché avevamo l'idea che dovesse essere molto più
lungo e complicato mettere al mondo un
figlio. Non so descrivervi le emozioni che abbiamo provato: un misto di felicità
e panico. Ci veniva da dire "evviva!" e nello stesso tempo
"oddio!". Improvvisamente ti senti grande, in tutti i sensi: Gaetano,
visibilmente emozionato e divertito, piagnucolava "ma io sono ancora
piccolo!" (a trentatre anni suonati !!!!!) e poi continuavamo a
chiederci: ma come abbiamo fatto a fare una cosa così incredibile? Creare una
vita dal nulla... anzi due! E sì, perché all'ottava settimana sapevamo
già che erano in due. Avevo avuto qualche minaccia d'aborto e così ero andata
a fare un'ecografia da una mia amica ginecologa. Lei mi ha guardata, ha guardato
Gaetano e sorridendo ha detto: "a Manuè, è tutto a posto, ma io vedo due
"pallini"!". Non potevo crederci: erano anni che Gae, per gioco
(non abbiamo nessun altro caso in famiglia), diceva che avremmo fatto due
gemelli, "almeno ci sbrigavamo e non ci pensavamo più"... così ho
creduto che mi stessero prendendo in giro... li ho guardati incredula e
sospettosa... No, Gaetano mi sembrava troppo pallido e il suo sorriso un po'
ebete non mi convinceva affatto... era proprio vero!!! Ho cominciato a ridere
istericamente, senza riuscire a fermarmi: ero felice, spaventata, sorpresa,
divertita... un po' di tutto. Così è iniziato il nostro viaggio "a
quattro"...
LA GRAVIDANZA
I mesi sono
scorsi abbastanza veloci e senza problemi, tra ecografie (papà Gae non se n'é
persa neppure una), analisi, controlli. Ho fatto l'amniocentesi al quarto mese e
il giorno stesso abbiamo saputo il loro sesso: erano entrambe a gambette
all'aria ed era visibilissimo. Così, da quel giorno, è cominciato anche il
"balletto" dei nomi: volevamo che portassero dei nomi allegri perché
questo era l'augurio che volevamo far loro. Ho avuto una gravidanza serena, ho
guidato la macchina fino al settimo mese, ho fatto anche un esame all'Università
circa 20 giorni prima di partorire. Era bello il dialogo con Camilla e Carlotta
dentro la mia pancia. Sapevo perfettamente come erano posizionate: Camilla era
sulla destra e non stava
ferma mezzo secondo, mentre Carlotta, ancora oggi più pacioccona, era alla mia
sinistra. In macchina spiegavo spesso loro dove andavamo, le accarezzavo
(entrambe, per non far torto a nessuno) e cantavo spesso loro una canzoncina,
perché avevo letto che i bambini sentono e riconoscono, oltre che la voce della
mamma, anche suoni e musiche. All'inizio è stato difficile trovare
quell'intimità madre bambino di cui tanto si parla: eravamo in troppi e non mi
riusciva proprio di pensarmi in una relazione "singola" e
"personale" con ciascuna di loro. Poi, piano piano. ho imparato a
riconoscerle, a distinguerne i movimenti, i "modi" diversi,
quasi i caratteri e allora tutto si e fatto più semplice e divertente.
All'inizio dell'ottavo mese, il giorno prima del mio esame, mi si sono gonfiati
i piedi spaventosamente e mi è uscito il sangue dal naso: avevo la pressione
alta e proteine nelle urine. La mia ginecologa si è preoccupata per una
possibile gestosi gravidica, le piccole stavano bene anche se Camilla non
cresceva più un granché.
SONO NATE!!
A 34 settimane e 4 giorni di gestazione, il 3.3.99, si è deciso di intervenire. Ho fatto un parto cesareo con anestesia spinale: è stata un'emozione indescrivibile sentire prima un "micetto" miagolare e subito dopo un allegro coretto di "micetti". Stavano bene! Camilla è nata alle ore 11,26 e pesava Kg 1500, mentre Carlotta è nata alle ore 11,28 e pesava Kg 1930. Poiché ho partorito in una clinica, le bambine sono state subito trasferite al Policlinico della mia città, in terapia intensiva: stavano bene, ma erano davvero piccoline (contrariamente alle stime che avevano fatto del loro peso prima di nascere). Ho potuto vederle nell'incubatrice solo un attimo, prima che me le portassero via, neppure il tempo di toccarle. Per quattro giorni non le ho viste: continuavo a guardare le foto che mio padre aveva scattato loro in fretta e furia, come se cercassi con loro un contatto che non avevo avuto e che mi mancava terribilmente.
I GIORNI NELL'INCUBATRICE
Gaetano in quei giorni è stato impagabile: faceva avanti e indietro dalla clinica all'ospedale (che era dall'altra parte della città) anche 3-4 volte al giorno, portando a loro il mio latte e a me tutte le notizie possibili su di loro, le loro smorfie, le loro "piccole imprese"... riusciva a sdrammatizzare persino l'esperienza dell'incubatrice: "Sai, Carlotta oggi fa la "gemella mascherata" (le avevano messo la benda sugli occhi perché aveva l'ittero ed era stata messa sotto la lampada) e Camilla ha il "pigiamino" che le va lento (perché poverina, era così dimagrita che la pelle le stava larga come un vestito troppo ampio)". Ho apprezzato molto questo suo modo allegro, ottimista e tenero di starci accanto. La sua presenza è stata indispensabile per non spezzare il filo tra di noi. Ero dispiaciuta perché non potevo tenerle abbracciate come avevo fantasticato prima che nascessero, ma ero serena perché Gaetano, ne ero certa, faceva brillantemente le mie veci: papà chioccia "covava" ottimamente i suoi pulcini. E arriviamo al giorno del nostro "incontro": ero ferma davanti all'ospedale dove erano le mie piccole e trattenevo già a stento le lacrime. Avevo paura di vederle soffrire, paura di non riconoscerle e che loro non riconoscessero più me, il mio odore, avevo paura che il legame intimo tra noi si fosse spezzato. Arrivati al piano Gaetano mi ha detto: "Ecco, vedi laggiù quel vetro? Sono lì, adesso entriamo e..." Sono scoppiata in un pianto dirotto e mi sembrava di non poter fare un solo passo in più... era troppa l'emozione. Non le avevo neppure toccate ed erano passati quattro giorni. Vederle lì è stata un'emozione molto intensa, tenera e angosciante nello stesso tempo: vederle in mezzo a grovigli di fili, flebo e macchinari non mi faceva un bell'effetto. Non mi sembrava certo un bel modo di venire al mondo, sicuramente non era il modo caldo e delicato che avevo sognato di offrire loro appena nate. Eppure Gaetano sorrideva sempre e cercava in tutti i modi di rendere semplice ed allegro un incontro davvero importante e un po' più complicato del solito: non è facile tenere tra le braccia un bambino infilando le mani in due fori sul vetro, un bimbo con le flebo sulla testa, ciondolante e poco mobile, con la pelle aggrinzita e che non sai come coccolare, come toccare senza fargli male... non era certo l'immagine del bimbo roseo e paffuto della mia fantasia... così mi sono ritrovata a fare il tifo per una goccia di latte in più bevuta senza entusiasmo, in modo da scongiurare quella che mi sembrava la tortura di un gavage... facevo festa per una piega della pelle in meno e un grammo di ciccia in più...
TUTTI A CASA
Poi e
passato un mese... ho potuto mettere loro il primo vestitino (ridicolissime!!!):
Carlotta è arrivata a casa e, una settimana dopo, è arrivata anche Camilla.
Per tutto il tempo avevo tirato il mio latte e l'avevo portato ogni giorno in
ospedale perché volevo a tutti i costi che
loro avessero almeno il mio latte. E' stato bello vedere che i miei sforzi sono
stati premiati: Camilla e Carlotta, nonostante le previsioni negative che mi
avevano fatto, si sono attaccate entrambe al mio seno. Le ho allattate entrambe
a poppate alterne: quando allattavo una, l'altra prendeva il biberon con il
latte artificiale e la poppata dopo le invertivo allattando quella che aveva
preso prima il biberon. E' stato abbastanza faticoso per me e anche un po' per
loro, eppure le ho allattate per 7 mesi, cioè fino allo svezzamento. Cosa posso
dirvi: ne valeva la pena!! Oggi le sgrufole, come le chiama il loro papà, hanno
10 mesi e sono BELLISSIME: rosee, paffute, biondine con gli occhi blu e con una
buona dose di... cattiveria!!!!!! La cosa meravigliosa è che oggi dormono tutta
la notte anche se di giorno
non se ne parla praticamente mai. Mi sembra quasi un brutto sogno lontano quello
dell'ospedale e di quei primi mesi difficili... Le guardo crescere, sorridere,
incuriosirsi del
mondo, tirarsi i capelli e rubarsi i giocattoli e qualcosa mi si scioglie
dentro. Papà Gae è completamente perso, innamorato delle sue figlie, quasi più
di quanto lo sia di me... ma a me questa cosa MI PIACE DA MORIRE!!!!!!!
Scritto il 25/12/1999