La testimonianza di Ivano

Ieri, festa del papà, per la prima volta, dopo tante insistenze di mia moglie Cristina C. (Cri), “passeggio” per il sito con un po’ di costanza e attenzione. Incrocio la pagina dei papà e leggo con grande interesse le varie vicissitudini; mi ci vedo; m’immedesimo; era tanto che non avevo un tale coinvolgimento. E’ stato automatico domandarmi se fossi stato capace anch’io di donare le forti emozioni di una paternità così particolare come la nostra. Ci provo.

Ciao a tutti, sono Ivano, come già detto, marito di Cri, nonché padre di Ludovica (Ludo, anni 9,5), di Rebecca (Tabata, anni 2,5) e  di Davide (Dado, anni 2,5). Perdonate se non seguo un filo logico, ma voglio raccontarvi alcuni “sotto pelle” degli ultimi anni.

Ludo è arrivata con grandi insistenze da parte mia ed un tiepido interesse da parte di Cri, che non si sentiva ancora pronta per la maternità; questa sua convinzione è durata 3 – 4 mesi di gravidanza e poi è esplosa un “madre calzata e vestita”, imprenditrice della famiglia, organizzatrice tenace e pianificatrice scrupolosa; una splendida e coinvolgente scoperta, che faceva eccezionalmente da contrappunto alla giovane inesperta e dubbiosa, che avevo sposato.

Ludo è stata, ed è, la gioia più intensa della mia vita; per me, inguaribile video dipendente, stordito da valanghe di stereotipi, al punto che LA BMW GS 800 è “LA” moto, IL Dago è “IL” cane, LUDO è LA FIGLIA (il modello speculare a tutte le aspettative consce e inconsce che avevo, del rapporto con una figlia, nelle sue varie età). Ero appagato.

Poi abbiamo fatto due ragionamenti: non siamo giovanissimi (io avevo 39 anni e Cri 7 in meno), siamo entrambi figli unici con genitori anziani ed una tradizione di rapporti familiari frequentata, ma persa; ci siamo convinti della indispensabilità di “dare una famiglia” a Ludo, che durasse più delle nostre vite. Io ho vissuto molto la seconda gravidanza in questi termini, quasi esclusivamente finalizzata a Ludo; per Cri, invece, è stato diverso; lei, da sempre, ha pensato di avere più di un figlio.

Ludo ieri

Ma dopo alcuni anni di tentativi, non si vedevano risultati; tramite la solita amica ben introdotta nel sistema ospedaliero, “ci siamo fatti aiutare” e … quando ormai eravamo convinti di aver perso l’ultimo vagone dell’ultimo treno possibile, Cri è rimasta incinta. Logicamente contenti e con moderato entusiasmo, intraprendiamo, quello che ricordavo come un calvario di controlli, visite e analisi chimico – cliniche, calvario, a dire il vero rivelatosi meno impegnativo del temuto, ma che, soprattutto, ci ha portato ad una fatidica visita ecografica. Scena: lettino con Cri sdraiata; io seduto a fianco, medico (donna) dall’altro lato, tra Cri e lo strumento; a soffitto, di fronte, uno schermo, che, nella mia memoria, è di dimensioni cinematografiche; la dottoressa comincia ad orientare la sonda sulla panciotta di Cri, e memori della precedente esperienza, abbiamo subito avuto sensazione che c’era qualcosa di strano: i sacchi vitellini erano chiaramente due!!! Faccio appena in tempo a dire (o pensare?): ”Ma?”, che la dottoressa, con una delicatezza se non altro assente, ci spiattella: “Sono due”.

Cri, come di suo solito, comincia a cambiare colore, si chiazza di rosso e strabuzza gli occhi, io, con un irrefrenabile moto d’incoscienza, rido e mi dico (o dico?) “Che bello!”. Cri a casa, dopo un po’, crolla; ed io con lei; i dubbi assalgono, le paure incalzano, si discute molto, e sempre con le lacrime in tasca, io cito anche la possibilità di scelte estreme, che sono giusto citate per trasparenza, ma immediatamente escluse; 24 ore dopo la loro presentazione, i due inquilini sono accettati e… irrompono nella nostra vita. 

Nove mesi di gravidanza senza grandi problemi; di veramente grande c’è stata soltanto la pancia di Cri che - ad un metro e cinquantacinque d’altezza - ha incrementato il peso di venti chilogrammi. Ci sarebbe tanto altro da dire, di come abbiamo comunicato la notizia ai nonni, di come Ludo ha reagito alla notizia, quasi preveggendola, ma salto.

Salto ad una mattina in cui faccio i conti con il panico e con i tradimenti della fantasia; sono in una delle sale di attesa dell’ospedale, aspettando di ritirare i risultati analitici dell’amniocentesi. Nei dieci minuti di attesa ho il tempo di immaginare nel dettaglio, la vita con uno o due figli handicappati!! Ne avremo la forza? Il coraggio? Quando mi chiamano, la mano è rimasta più di qualche attimo ferma sulla maniglia.

Salto al parto, cesareo, alla Clinica Universitaria del Sant’Anna di Torino; con rammarico, non partecipo, resto di là del muro. Tabata, la mattina del 2 novembre 1999 si è stancata di stare con la fronte appoggiata sulle chiappe del fratello e, con tre giorni di anticipo sulla data programmata, inizia a far vedere il suo carattere; dà la sveglia a tutti, e “rompe” le acque.

Non è un parto di emergenza, ma poco si manca; Ludo, come suo solito, partecipa ed assiste in modo tranquillo e bellissimo.

Ma torno alle attese, ancor una volta in questa gravidanza, mi trovo a fare da arbitro tra il mio inguaribile ottimismo ed il mai completamente sconfitto pessimismo del dubbio; aspetto che me li facciano nascere. Saranno intelligenti? Avranno tutte le dita? Gli occhi saranno diritti?  E chi più ne ha più ne metta; dal fisico allo psichico.

 

Ludo oggi

Il neonatologo si affaccia sulla porta, sorride e mi dice che stanno proprio bene. E Cri? Perché non mi ha detto niente di Cri? Altro assurdo panico.

Poi escono in culla termica, Cri sta bene e loro sono cicciotti al punto che la permanenza nel reparto prematuri è giusto di 4’, cronometrati; ma prima c’è la passeggiata più lunga della mia vita; per chi non conosce la struttura del Sant’Anna dico che l’ospedale occupa un isolato rettangolare di lato pari a circa 250 ÷ 300 metri e, la Clinica Universitaria, si trova esattamente all’opposto del Nido; così per spostare i due ranocchi nel loro primo nido extra-Cri ci facciamo - insieme al neonatologo e ad un'ostetrica - tutti i seminterrati dell’ospedale; tempo circa 4 ÷ 6 minuti, in cui Dado sonnecchia su di un fianco e Tabata, con sguardo vivissimo, attento e sereno, mi guarda e guarda intorno; è una sensazione stranissima, emozionante, di unione e prodigioso inizio, sembra dire, “Hei adesso ci siamo! Siamo qui! Ci dai una mano vero?” e li sotto, tra i cigolii delle ruote della culla termica, il bisbiglio dei passanti che incrociamo ed il teatrale eco dei tacchi sul pavimento, stipulo il secondo più potente contratto che un uomo possa impegnarsi a rispettare; un contratto firmato con gli occhi, che durerà una vita.

I ranocchi crescono; stanno sbocciando nette le diversità di carattere; lui casinista e giocherellone, che nei momenti di crisi “comperi” con l’illusione di un ragno sul soffitto ed un bacio sotto il mento, lei fatta d’estremi, tanto tenera quanto intransigente nelle esigenze, dura, in piegabile se non con lunghe ed estenuanti trattative.

Le notti perse o a pezzi, non si contano, pur reputandoli “bimbi bravi”; i conflitti vanno e vengono, le tensioni pure; gli equilibri familiari sono cambiati, hanno trovato un nuovo assetto. Il baricentro sono loro, i tre figli; forse non è del tutto giusto; c’è il lavoro; c’è il sociale; ci sono le grandi ingiustizie del mondo, ma allevare in un ambiente sereno la nostra piccola tribù, forse è un piccolo, egoistico contributo per un mondo migliore.

Ed io, a quasi tre anni di distanza dal quel moto di spirito incosciente che mi fece pensare:”Che bello!” ora, con più cognizione dico “Che bello!! Che vita ricca, piena di trazioni, che non si siede, sto avendo, grazie a questi tre, che ad ogni sguardo mi ricordano i termini di un contratto mai scritto, ma chiarissimo”

 

 

 

 

 

Ivano, Scritto il 20-03-2002

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