Quanta fatica per diventare papà
di Fabrizio Palladino

 


Fabrizio con Elisa e Luca

Io e Barbara ci siamo conosciuti nel ’88 e conviviamo dal 1990. Mica male eh? Nel 1999 dopo vari mesi e mesi di peripezie per avere un figlio, abbiamo iniziato a porci la fatidica domanda: c’è qualcosa che non va? A quel punto ci siamo rivolti in prima battuta al ginecologo di Barbara il quale ci dirotta immediatamente all’ospedale S. Orsola – reparto Fecondazione Assistita. Dopo i primi esami, scopriamo che il sottoscritto ha pochi spermatozoi e pure poco mobili e quindi inizia il nostro lungo e battagliero percorso.

In primis iniziarono a sottoporre Barbara a bombardamenti d’ormoni per stimolarla a produrre più ovociti. A questo punto entro in azione io con la raccolta del liquido seminale. La prima raccolta mi andò grassa dato che la feci a casa con l’aiuto della mogliettina ;-P . Al momento che Barbara fu pronta con la stimolazione, andammo in ospedale dove le iniettarono il mio liquido seminale. I signori spermatozoi furono inseriti a metà del percorso, ma purtroppo non andò bene. Ripetemmo questa tecnica più volte (almeno 4 o 5) e quando ripetemmo l’esame del liquido seminale, lo staff decise che questo metodo era troppo blando e dovevamo passare alla Fivet. Così… abbiamo perso almeno 1 anno!!!

La Fivet! Ma cos’è? E’ una tecnica di fecondazione assistita dove la donna viene sempre stimolata a produrre molteplici ovociti e sottoposta a giorni e giorni di iniezioni nella pancia che creano dolore, malumore e che possono facilitare la comparsa di noduli o cisti (vedi Barbara). L’uomo invece deve raccogliere il liquido seminale che sarà poi unito agli ovociti e una volta che gli embrioni (di 4 cellule circa) si saranno formati saranno reimpiantati nell’utero. Barbara e io decidiamo di provare, ma purtroppo non avendo grosse possibilità economiche e non potendoci permettere di rivolgerci a Centri Privati (dove non esistono liste d’attesa), siamo costretti a metterci in lista all’ospedale S. Orsola di Bologna. Tempo stimato per il primo tentativo: 1 anno!!!!!!

Nel frattempo Barbara scopre il sito Mammeonline dove conosce molte realtà come la nostra o anche peggio. Grazie a questo sito conosciamo ragazzi davvero speciali. Il tempo passa e proprio grazie ad amicizie del forum Barbara riesce a mettersi in lista nell’ospedale Niguarda di Milano. Ho conosciuto personalmente molte ragazze del forum e nonostante più volte mi sia ritrovato ad essere l’unico maschietto della situazione, mi sono sempre sentito a mio agio parlando con loro di stimolazione, ovociti, Fivet, icsi come se niente fosse…insomma ero diventato uno di loro.

Nel novembre del 2001 Barbara è chiamata dall’ospedale di Milano e grazie a Stefania (ancora una nostra cara amica) riesce a trovare un posto per dormire, oltre ad avere il sostegno morale e importante di un’amica che come lei, sa cosa vuol dire intraprendere tale percorso. Barbara mi salutò alla volta di Milano con le lacrime agli occhi. Inizialmente doveva affrontare tutto da sola fino a quando la stimolazione non raggiungeva il culmine.

La sua partenza fu traumatica in tutti i sensi; era la prima volta dopo 11 anni che ci separavamo: lei con la sua amica a Bresso e io a Bologna, sentendomi impotente perché non potevo starle accanto. A Bresso si svegliava tutte le mattine alle 5:30 per raggiungere l’ospedale ed essere in ambulatorio alle 8:00. Me la vedo da sola, in inverno alla fermata del bus per poi prendere la metro e ancora un altro bus… me la vedo la mia Barbara in una città sconosciuta da sola, senza di me. I medici purtroppo, sbagliano la terapia ormonale e quindi Barbara non arriva neanche al pick-up (prelievo degli ovociti). Dopo circa una settimana torna a casa. Si sente distrutta e sconfitta. Mi ricordo ancora di quando mi telefonò dal treno che la riportava a casa… piangeva come una bambina fino a non aver più lacrime. Finalmente a casa.

Ci riprendiamo la nostra vita nell’attesa del prossimo tentativo che non tarda ad arrivare. Bologna chiama… nel frattempo eravamo in lista per la Icsi (tecnica superiore rispetto alla Fivet) a Reggio Emilia. Bologna fu una disfatta e a quel punto dopo l’ennesima stimolazione, punture su punture e massacro psicologico, decidiamo di abbandonare. Basta! Non ce la facciamo più. Iniziamo ad informarci sull’adozione e in breve tempo riusciamo con successo ad avere tutti gli incontri con psicologa e assistente sociale. Ormai la nostra testa era altrove… era in Oriente dove avevamo deciso di inoltrare il nostro cammino. C’eravamo scordati di un piccolo particolare, però: eravamo in lista per la Icsi a Reggio Emilia. Nella primavera del 2002 con nostra sorpresa, ci contatta proprio l’Ospedale di Reggio… panico: e ora che si fa? La nostra testa e il nostro cuore ormai erano per l’adozione. Decidiamo di non andare, ma l’Ospedale richiama nuovamente: fu come un segnale… nulla succede per caso! A questo punto rivediamo la nostra decisione e poiché Reggio Emilia è vicino e non provoca problemi di spostamenti e di lavoro a Barbara, si decide di fare l’ultimo tentativo.

Il 14 giugno 2002 Barbara fece il transfert (inserimento degli ovociti fecondati).

Oggi quei 2 ovociti hanno gambe, braccia e tanta lingua e si chiamano Elisa e Luca, nati il 6 febbraio 2003 alle 12:37 e 12:38!!! Questo è il nostro percorso di genitori diventati tali grazie alla scienza. L’adozione? Siamo ancora potenziali genitori adottivi ma al momento…. Chissà… mai dire mai!

                                                                                                                                                                        Fabrizio


Barbara con Elisa e Luca

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