PICCOLI CONSIGLI DI UNA MAMMA
che derivano dall'esperienza di 3 figli
(di Cristina Cannone)

Come comportarsi in occasione di rialzi febbrili e piccole patologie associate
Il primo giorno è di valutazione:
valutare la febbre a quanto è, se cala con l’antifebbrile, quali sintomi il
bambino presenta, gola arrossata, raffreddore, dolori articolari, mal di pancia,
se è comunque vivace, se si alimenta e beve. Dopo l’osservazione di 24 h è
possibile illustrare al pediatra il tipo di malessere presentato dal bambino.
Sappiate che in genere se la temperatura non è oltre i 38,5 - 39 di mattina cala
o non c'è, se risponde bene alla terapia antifebbrile e soprattutto se il bimbo
è comunque vivace e si alimenta quasi in modo normale, non è il caso di
preoccuparsi e tutto può regredire nel giro di due/tre giorni.
Basta tenere a bada la febbre (antipiretico oltre i 38,5 °C), non coprirlo
molto, far bere spesso il bambino e non insistere nel mangiare.
Se invece la febbre è alta o molto alta e tende a non calare dopo
l’antipiretico, se il bambino è inattivo e non si alimenta parlate subito con il
pediatra.
Come una mamma può cercare di “capire” le malattie tipiche da raffreddamento?
Febbre, dolori alle articolazioni, mal di
testa sono i classici sintomi da influenza.
Generalmente un mal di gola di origine batterica dovrebbe distinguersi dal
virale per la presenza di placche biancastre e febbre anche alta, mentre una
gola arrossata dovrebbe significare mal di gola virale; un classico raffreddore
ha solo muco trasparente, starnuti, occhi lacrimosi, mentre un muco giallo e
soprattutto verdognolo, male sui sopracigli o alle fosse nasali, soprattutto se
associato a rialzo febbrile più o meno marcato dà l'indicazione di sinusite;
così come una tosse “di gola” ci dice solo che c’è un’irritazione delle mucose e
magari del muco che, colando nel retrogola, dà fastidio.
Generalmente le infezioni virali sono le maggiori e durano un 3 gg di febbre non
oltre i 39° C. Spesso però su di queste si instaurano sovrainfezioni batteriche
che rialzano la temperatura e la prolungano; in tal caso è necessario
l’antibiotico.
Il male alle orecchie non va assolutamente trascurato perché spesso diventa,
anche in poche ore, un’otite; la mamma la può riconoscere per il dolore forte
che non cala del tutto con l’antidolorifico e per il rialzo febbrile quasi
sempre associato. In caso di dolore all’orecchio portare al più presto il
bambino dal pediatra per un’osservazione del timpano che dà molte indicazioni ai
medici per scegliere la cura migliore.
Luglio 2004