ESPERIENZA DI PREMATURITA’
di Cristina Vitali

La mia è stata una gravidanza tranquillissima, non ho avuto problemi di nessun tipo, ma ho sempre avuto la sensazione che non sarei riuscita ad arrivare in fondo.
Già alla fine del 4° mese sono cominciate le contrazioni… pochissime, non dolorose ma il ginecologo mi propose di andare in maternità anticipata. Io stavo bene, non potevo accettare il fatto di smettere di lavorare per stare a casa senza far nulla, a me piace lavorare per cui mi convinse (o ci provò) a promettere di stare comunque attenta e a riposo. Ma si sa, tra il dire e il fare... A settembre (ero quasi entrata nel 6° mese, anche se chi mi vedeva era convinto che avessi già finito il tempo) mi sono resa conto che era sempre più difficile condurre la vita di sempre: avevo difficoltà a lavarmi, ad allacciarmi le scarpe, a piegarmi, cominciavo a dover allontanare il sedile dell'auto dal volante (e i piedi non mi arrivavano ai pedali); insomma, mi rendevo conto che il mio corpo non avrebbe sostenuto quella gravidanza a lungo. Il ginecologo mi aveva trovato il collo dell'utero già accorciato e a quel punto mi ha "imposto" di mettermi in maternità anticipata. Ho perso un po' di tempo fra appuntamenti con uffici del lavoro, ginecologi della A.S.L. e burocrazia varia, ma, alla fine, il 6 ottobre sono entrata in maternità anticipata con mio grande dispiacere.
Nei due mesi in cui sono stata a casa, mi è venuto in mente di fare di tutto e di più pur di passare il tempo. Ho cucito le tende per la camerina dei bambini, ho comprato una cassettiera da mettere nel loro armadio, sono andata in giro per centri commerciali a cercare roba da bebè… insomma quell'imposizione del ginecologo era già uscita dal mio cervello e ogni volta che ci riflettevo mi dicevo: "Vabbè, mica mi strapazzo". Alla 32° settimana (era il 17 novembre) mi hanno fatto un’eco di controllo nella quale hanno visto che la bimba non era cresciuta moltissimo rispetto al mese precedente. Sono stata un po' incosciente, ma non mi sono preoccupata moltissimo. Il ginecologo e l'ecografista non mi hanno ricoverata (forse se lo avessero fatto mi avrebbero obbligata a star ferma!!), ma mi hanno ordinato riposo assoluto… e io sono stata a riposo, per quanto mi è riuscito. Massimiliano usciva per andare al lavoro al mattino e rientrava la sera alle 20… le giornate erano stramaledettamente lunghe… mi trascinavo dal divano al letto e mi annoiavo tremendamente… e vabbè, lo ammetto… ho fatto altre cose che non avrei dovuto fare e che avrei benissimo potuto far fare a qualcun altro, ma mi sentivo veramente depressa a star senza far nulla tutto il giorno. Ero convinta che mi stessi comunque riposando, per cui ero tranquillissima che sarei andata avanti.
Il 2 dicembre alle 5 di mattina, Arrigo (il mio gattone) ai piedi del mio letto mi chiama… mi metto seduta sul letto e lo tiro su: nello "sforzo" sento che mi è uscita un po' di pipì… vado in bagno di corsa (sempre tutto di corsa ho fatto… sono una testona), faccio pipì e torno a letto. Nel coricarmi sento di nuovo uscire qualcosa, ma non può essere pipì, l'ho appena fatta!! Faccio una telefonata al 118 dove, alla notizia della mia gravidanza gemellare giunta alla 34° settimana mi invitano ad andare in ospedale: rottura delle membrane! Sono stata tutto il giorno ferma a letto immobile (l'avessi fatto anche prima!!) e il mattino dopo mi hanno portato in sala travaglio. Ho un ricordo fantastico del parto, ma non altrettanto del dopo. Sono nati piccoli e prematuri: Fabio pesava 1930 grammi per 45 cm di lunghezza, Sara 1270 grammi per 35 cm. Me li hanno fatti intravedere mezzo secondo e li hanno subito portati via. Ho avuto un parto vaginale, per cui dopo due ore ho chiesto di poterli vedere prima che venissero portati in TIN con l'ambulanza, perché nell'ospedale dove ho partorito non c'erano più posti disponibili. Sono stati carini, hanno aspettato che li vedessi prima di portarli via. Ho un ricordo appannato di quel momento.. io sulla sedia a rotelle, stanca e rincretinita da tutte le emozioni del pomeriggio, i parenti e gli amici che mi chiedevano come stavo e mi si piazzavano davanti e io che li volevo vedere. Erano in una culla termica insieme, coperti con una copertina termica argentata (quelle che hanno nelle ambulanze) stramaledettamente bellini ma piccini, troppo piccini! Me li hanno portati via sotto gli occhi, e io che facevo finta di niente, ma dentro di me stavo male… dove vanno adesso? Cosa gli succede?

Sono fatalista per natura (o forse incosciente?!) ma nel momento in cui sono andati tutti via e io sono andata a letto non ho più pensato a loro, ma a me! Avevo fame, freddo e sonno! Mio marito e mia cognata sono corsi al Meyer (l'ospedale pediatrico che li aveva accolti) e io mi sono addormentata come un sasso pensando che Massi era con loro e che sarebbe andato tutto bene.
Ho partorito la domenica sera alle 21 e il martedì mattina mi hanno dimesso. Sono andata subito a vederli e, mentre Fabio mi sembrava proprio un ometto, Sara mi ha fatto impressione! Era piccolissima, con quel pannolino troppo grande per lei (le arrivava quasi sotto le ascelle), piena di tubi, aghi, sonde… è stato in quel momento che mi sono sentita proprio una donna di cacca! Avevo combinato un bel macello io e le mie manie di fare, cercare, correre… avevo costretto i miei figli ad un inizio di vita traumatico, senza l'odore accanto della mamma, ma con i suoni, le luci, i dolori di una terapia intensiva neonatale!
Non sono mai riuscita a
piangere per questa cosa, né forse a parlare apertamente con chi mi stava
intorno, a tutti dicevo che stavano bene e che erano solo a "metter su ciccia"
che poi era la verità, non hanno avuto bisogno di essere intubati, ma dentro di
me… Ricordo ancora l'emozione quando ci hanno permesso di prenderli in braccio,
avvolti da un asciugamano. Con Sara, specialmente, era una sensazione
stranissima, avevo un ranocchietto sul petto a cui ad ogni mio bacio sulla
testina aumentavano i battiti del cuoricino; ci sarei stata delle giornate
intere, ma nelle TIN non è permesso. Ricordo la felicità di trovare Fabio nel
lettino anziché nell'incubatrice e il tremendo colpo di vederlo sotto la lampada
con una mascherina sugli occhi perché aveva l'ittero. Ricordo con orrore la
visita oculistica di Sara fatta davanti a me (non sarebbe dovuto accadere) in
cui sentii pronunciare "R.O.P.": sapevo cosa era, solo che non avevo capito la
parte più importante… era troppo presto per sapere se c'era. Con il terrore
negli occhi chiesi spiegazioni all'infermiera, appena l'oculista uscì dalla
stanza, che cercò di tranquillizzarmi. Ricordo quando, andando in terapia
intensiva, non trovammo più Sara: l'avevano messa in sub-intensiva accanto
a Fabio, stava crescendo e non occorreva più l'intensiva. Il primo cambio di
pannolino: io a Fabio nel lettino, Massi a Sara nell'incubatrice e le nostre
visite si concentravano sul tenerli in braccio e fargli sentire il nostro
calore. Alle dimissioni di Sara lessi "emorragia cerebrale del plesso corioideo"
e mi andò il sangue al cervello, nessuno mi aveva mai detto nulla! Ricordo le
interrogazioni al medico con l'ansia di avere una risposta tranquillizzante che
non arrivò (era un medico molto giovane, forse s'impappinò un pochino) e fu la
pediatra a spiegarmi che è abbastanza comune nei prematuri e che bastava
controllare dopo un mesetto che tutto fosse ritornato nella norma (cosa che
abbiamo fatto poi con esito - grazie al cielo - positivo).
Ho avuto problemi ad allattarli essendo nati prematuri, penso di essermi ammazzata ma volevo dar loro il mio latte, perlomeno quello visto che erano usciti prima per colpa mia! Quante cose oltre al normale ho fatto, ho cercato (e a volte ho fatto) l'impossibile per rimediare a quello che sentivo essere stato come il più grosso errore della mia vita! Trovare altre mamme con bimbi di 3 mesi che sono grandi 3 volte più dei miei, dire alle persone l'età corretta per "vergogna" (gli ho tolto un mese e mezzo più di una volta). Intorno ai 3 mesi ci siamo accorti che Sara era un vegetale (cioè a noi sembrava così!): era una bimba che guardava molto con gli occhi, ma muoveva pochissimo la testa, non portava le manine alla bocca (come faceva Fabio), non allungava le braccine verso la palestrina. Avevo letto tantissimo sui prematuri, sapevo che Sara era più "grave" perché di basso peso per l'epoca gestazionale, la guardavo e mi dicevo che non era una bambina sana e normale e tutto per colpa mia!
I follow up mi hanno veramente tranquillizzata. Ne abbiamo fatti due e al secondo il medico ci ha detto che loro seguivano i bambini con problemi non quelli sani!! Sono state le più belle parole che abbia sentito in vita mia: Sara era sanissima, era solo indietro rispetto a Fabio. Ha cominciato anche lei a girare la testa, a portare le braccine alla palestrina, a cercare le proprio manine. Quando lei è arrivata a quel traguardo Fabio magari già diceva le prime sillabe… lei arrivava seconda in tutto… nel mettere i dentini, nel gattonare, nel camminare… era più indietro rispetto al fratello e, nel momento in cui ho ben compreso questo concetto, oltre che sentirmi sollevata, ho smesso di fare paragoni! Adesso hanno 4 anni e incredibile Sara è più "grande" di Fabio per tantissime cose! Il senso di colpa finalmente mi ha abbandonata anche se ritengo di essermi comportata da incosciente però mi chiedo: cosa sarebbe cambiato se realmente mi fossi messa a riposo, sarebbero nati a termine?… chissà… Una cosa è certa, ho conosciuto altri casi di prematurità in cui la mamma è stata alle regole, per cui penso che a volte sia la natura a decidere… mi sono sentita in colpa per una vita ma chi mi dice che sarei andata avanti anche se stavo ferma? Nessuno può rispondere, per cui bando ai sensi di colpa, fanno solo male e non servono a nulla!