Poco latte o scarsa assistenza e informazione?
L'esperienza di Claudia C. e la risposta della Dott.ssa Armeni

Barbara S. con Elisa e Luca
La mia esperienza con l'allattamento è iniziata con Luca ed è stata davvero frustrante. Premetto che non ho potuto frequentare il corso pre-parto in quanto dal sesto mese sono dovuta stare a casa perché il bimbo era podalico ed avevo, a detta del gine, delle leggere contrazioni. Ho partorito alla M. Melloni di Milano alla 38ma settimana con cesareo+totale. Il bimbo me lo hanno dato praticamente subito dopo il parto e si è attaccato bene, ho avuto anche la montata lattea. Mi sembrava che andasse tutto bene, ma prima di dimettermi mi dissero che il bimbo non tirava abbastanza latte e che quindi, gli avevano dato l'aggiunta. Ci sono rimasta molto male, perché mi avevano detto che tutte le donne hanno il latte e che prima o poi arriva.
Bè a farla breve
dopo la prima settimana a casa il bimbo era cresciuto pochissimo, lo attaccavo
al seno ma non era sufficiente, così il pediatra consigliò l'allattamento
artificiale.
Per me è stato veramente frustrante, e mi sono sentita parecchio in colpa
pensando di non avere fatto tutto il necessario per poterlo allattare al seno.
Con le gemelle, quindi, ero decisa a provarle tutte e così è stato. Loro sono state bravissime sono nate con cesareo+epidurale alla 38ma con pesi record Kg. 2850 e Kg. 3050. Erano le uniche gemelle al nido. Anche loro me le hanno date da attaccare alternando le poppate. Purtroppo anche in questo caso, come per Luca, il latte non era sufficiente, così ad ogni poppata andavo a tirarmi il latte che veniva dato alternativamente a ciuscuna. Così prima una l'attacavo al seno per qualche minuto, per non stancarla, e poi le davo il bibe con il mio latte, mentre l'altra prendeva il bibe in nursery. Sono andata avanti così per 5 giorni fino a quando ci hanno dimesso tutte e tre. Una volta a casa ho spedito Robi in farmacia ad affittare il tiralatte come quello della clinica, pensando di poter continuare così. Dopo 2 settimane dal parto non usciva + latte, nonostante lo stimolassi con il tiralatte, il seno non si riempiva e quindi ho restituito il tutto alla farmacista. Ho continuato con il latte artificiale, che le bimbe gradivano. Già a 3 mesi non si svegliavano più di notte ed è stato fantastico.
L'unica cosa che mi fà arrabbiare che non informano le future mamme che c'è la possibilità che una donna non abbia il latte. Non è vero che volere è potere, non in questo caso, ed io sono l'esempio. Se qualcuno me l'avesse detto mi sarei risparmiata pianti e sensi di colpa.
Vorrei precisare
anche un'altra cosa: sono decisamente contraria all'allattamento a richiesta. Ho
sempre allattato i miei ad orari fissi, o quasi, decisi in base alle esigenze
dei bimbi e mi sono trovata bene. Non ho mai avuto problemi di risvegli notturni
o cose simili. Io sono dell'idea che i bambini devono essere educati al sonno
fin da subito e la partita si gioca fin dai primi mesi.
(Claudia C.)
Risponde la Dott.ssa Armeni
La disavventura di Claudia del 'poco latte' è così comune, da fare pensare veramente a chi l'attraversa di non essere una mosca bianca, ma di far parte della 'normale' quota di esseri umani.
Dalla storia clinica emergono alcuni elementi chiarificatori però. E precisamente, col primo bambino, la non frequenza ai corsi pre-parto e l'anestesia generale. La non frequentazione ai corsi è un accertato elemento di rischio di non allattamento nelle statistiche scientifiche. Nella nostra società, mancando l'esempio visibile, comune alla vista e all'esperienza sin da bambine e fino all'adolescenza, della pratica d'allattamento in quanto cosa "comune", tali corsi sono praticamente essenziali. L'anestesia generale - in minor parte quella locale - è associata a un comportamento neonatale documentato da film e osservazioni standardizzate, di ridotti orientamento al seno e suzione efficace.
Da qui il bambino che
"non tirava abbastanza latte". Nella stragrande maggioranza dei casi è
infatti questo il nodo: NON è la madre
che non ha abbastanza latte, ma è il bambino che non TIRA
abbastanza latte. La certificazione di un punto nascita come Ospedale Amico
dei Bambini, aiuta a far sì che tutto il personale sia preparato adeguatamente a
mettere in luce e a prevenire questi inconvenienti. La responsabilità del
mancato allattamento di Luca è dipesa perciò non tanto dalla mamma che aveva
poco latte, ma da una carenza di pratiche assistenziali pollice verso nella
gestione della coppia mamma-figlio.
Con le gemelle già
vediamo che sono state "bravissime", essendo stata praticata un'epidurale...
Però ecco anche qui arriva come una "mannaia"
il nido. Con la separazione madre-figli,
si crea il presupposto di una non adeguata stimolazione delle ghiandole mammarie
che ancora una volta ci porta al 'poco latte'. Mai nel mondo animale ci si
sognerebbe di separare il/i piccoli dalla madre: questa li ripudierebbe e il
piccolo morirebbe senza ricevere il colostro. La cosa che più mi fa rabbrividire
è che le gemelle venivano portate una alla volta! Il messaggio alla centralina
del latte che abbiamo nella ns. ipofisi è stato quello: devo produrre latte x,
non 2x. Perché la natura è tremendamente efficiente: tende al risparmio.
Io la inviterei,
Claudia, a meglio definire quelli che chiama sensi di colpa: questi si hanno se,
dopo essere state adeguatamente informate e sostenute (dalla famiglia, il
pediatra di base, il farmacista, la signora accanto, la portinaia ecc.) noi ci
fossimo rifiutate di allattare; ma nel suo caso mi pare di no... Più che sensi
di colpa parlerei di giusta rabbia
e senso
di frustrazione per qualche cosa che ci compete fisiologicamente, ma che
richiede per essere messa in pratica una catena calda di sostegno che si è
rivelata essere interrotta in più punti!
Per quanto concerne infine l'allattamento a richiesta, questo non è una regola, un'altra delle regole o norme che limitano la vita delle donne nel loro ciclo riproduttivo, ma, è stato provato, un sistema alimentare che si è perfezionato nell'arco della nostra evoluzione, atto a garantire a mammiferi dal latte a basso contenuto di grassi e di proteine, la migliore crescita fisica e sviluppo neuro-comportamentale.
La Dottoressa
Maria Ersilia Armeni è specializzata in pediatria e neonatologia presso
l'Università degli Studi di Roma. È IBCLC (International Board Ceritified
Lactation Consultant), avendo conseguito il diploma del Consiglio Internazionale
sull'allattamento materno. La dottoressa ha vissuto alcuni anni negli Stati
Uniti, dove ha lavorato presso il servizio di pediatria del Beth Israel Hospital
a New York City. È Consulente Professionale in Allattamento Materno-IBCLC,
nonché presidente dell'Associazione Italiana Consulenti per l'Allattamento
Materno (AICPAM). Dal 1995 è impegnata nella promozione sociale e nel sostegno
alle madri dell'allattamento materno. Vive e lavora a Roma, dove svolge la
libera professione.
Per saperne di più:
http://www.allattare.net
Marzo 2005