Quali sono le domande da NON rivolgere ai gemelli monozigoti
a cura di Alessandra Rossetti

Sara e Silvia, figlie di Ale
Una ragazza ci scrive: "Mio padre ha intenzione di risposarsi con una donna che ha due figli diciassettenni, gemelli monozigoti. Quali sono le domande da evitare? Qual è l'approccio migliore?"
Andrebbero evitati i luoghi comuni, le domande "idiote" tipo: "E' vero che se si fa male lui senti dolore anche tu?" e soprattutto è da evitare il considerare la coppia come un unico individuo, chiamandoli "i gemelli" senza usare i nomi e rivolgendo domande sempre al plurale.
Bisognerebbe cercare di cogliere subito una differenza che li faccia identificare al primo colpo (se hanno pettinature diverse sarebbe un grande aiuto, ma può bastare un neo, un particolare qualsiasi... anche i gemelli identici hanno delle differenze) e chiamarli sempre ognuno con il proprio nome.
E' necessario considerarli due fratelli qualsiasi, con esperienze e vissuti diversi. Sarà più facile se i genitori sono stati attenti a favorire l'individualizzazione.
Preparasi, in ogni caso, ad affrontare una "squadra", i gemelli hanno sempre comunque un legame molto forte.
Giugno 2007