Quando e come introdurre il latte vaccino

 


Marco e Stefano, figli di Massimo

La mia pediatra mi consiglia di aspettare fino al compimento di un anno per l'introduzione del latte vaccino, ma so di amici che hanno iniziato molto prima. Una volta introdotto, è meglio dare quello parzialmente scremato oppure quello intero ma diluito con acqua?

Inoltre desideravo capire se è vero che è sconsigliato cambiare il latte con l'arrivo della stagione calda.

(Giovanni)

 

Risponde la Dott.ssa Armeni

le raccomandazioni *ufficiali*, che derivano dall'American Academy of Pediatrics, sono che il latte vaccino venga introdotto dopo l'anno d'età. Questo perché prima di quell'età è facile che il latte vaccino sia responsabile di micro-emorragie intestinali e quindi di anemia. Raccomandazione tuttavia non vuol dire ottemperanza assoluta. A ben leggere fra le righe, questi studi si basavano su bambini prevalentemente alimentati artificialmente e di seguito con grossi volumi di latte vaccino e, secondo la pratica corrente in USA, con cerali ma non carne fino agli otto mesi (così mi è stato insegnato negli anni '80 quando vivevo lì). Ma mancano studi di bambini allattati al seno e quindi protetti dall'anemia di cui sopra. Inoltre ci sono studi che mostrano che se allo svezzamento il bambino introduce adeguate quantità di carne/pesce, un'assunzione fino a 500 ml di latte vaccino al giorno non è incompatibile con una crescita adeguata. Condite il tutto con una buona politica di marketing per la vendita dei latti di tipo 2 e il risultato è garantito.

Una volta introdotto il latte vaccino, in quantità crescenti a partire dai 9 mesi, il latte sarà intero. non occorre diluirlo perché a questa età i reni sono in grado di gestirlo (non così a 4 mesi!). Rimane un'area "grigia" fra i 6 e i 9 mesi: se proprio una mamma non ce la fa a tirare con l'allattamento al seno fino ai 9 mesi, allora lo faccio diluire, scegliere fra i biologici ed eventualmente bollire (più che altro per rendere più digeribili le proteine). Questa è un'opzione che offro alle mamme in ambito di relazione professionale diretta, e come tale mi permetto di esulare dalle raccomandazioni.

La Dottoressa Maria Ersilia Armeni è specializzata in pediatria e neonatologia presso l'Università degli Studi di Roma. È IBCLC (International Board Ceritified Lactation Consultant), avendo conseguito il diploma del Consiglio Internazionale sull'allattamento materno. La dottoressa ha vissuto alcuni anni negli Stati Uniti, dove ha lavorato presso il servizio di pediatria del Beth Israel Hospital a New York City. È Consulente Professionale in Allattamento Materno-IBCLC, nonché presidente dell'Associazione Italiana Consulenti per l'Allattamento Materno (AICPAM). Dal 1995 è impegnata nella promozione sociale e nel sostegno alle madri dell'allattamento materno. Vive e lavora a Roma, dove svolge la libera professione.
Per saperne di più: http://www.allattare.net


Sulla questione "stagione calda"

Capellona (mamma di una bimba): Sulla questione "stagione calda" posso affermare con assoluta certezza che si tratti di una credenza popolare, risalente a quando ancora il latte veniva venduto sfuso nelle latterie e i frigoriferi non avevano scritto "classe A" sopra. ammiccante
Insomma, prima era ovviamente più facile che il latte andasse a male, d'estate poi in un tempo brevissimo, la conservazione era quella che era, ergo i bimbi erano esposti a disturbi gastrointestinali da latte "andato". Si preferiva per questi motivi svezzarli nella stagione fredda. Ora non è più un problema.

 

Marzo 2005

 

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