Mandare i gemelli al nido
di Annalisa Tarozzi
Pochi
mesi fa per
Matteo&Tommaso si è chiusa la loro prima esperienza
“fuori casa” e hanno salutato le loro prime
educatrici,
quelle del nido dove hanno trascorso due anni davvero importanti e
bellissimi. Al di là della tremenda nostalgia che abbiamo
provato in questo momento di passaggio e di distacco, vorrei
ripercorrere con voi cosa hanno significato per loro questi due anni di
nido in relazione al loro essere gemelli…
Volendo noi avevamo la possibilità di lasciarli a casa con i
nonni, eppure abbiamo fatto una scelta diversa…
all’inizio
questo ha scatenato grandi offese da parte dei nonni, ma già
dopo pochi mesi di inserimento anche loro hanno cambiato idea e hanno
ammesso che in effetti al nido avevano la possibilità di
sperimentare e affrontare esperienze davvero molto importanti!
Devo anche aggiungere che noi siamo stati molto fortunati…
nel
senso che avevamo appunto la possibilità di
“scegliere” se mandarli al nido oppure
no… in molte
località questa “scelta” non
è fattibile
perché mancano gli asili nido o perché i posti
sono pochi
o perché le rette non prevedono agevolazioni per i gemelli.
Ma al di là della questione del poter scegliere se tenerli a
casa oppure no, perché mandare al nido dei bambini di 11
mesi e
non aspettare ancora un anno?
La mia risposta è… devono andarci proprio
perché
sono gemelli… provo a spiegarmi meglio partendo ovviamente
dalla
mia esperienza…
Andare al nido ha infatti sicuramente aiutato Matteo&Tommaso a
non
incorrere in alcuni dei problemi tipici dei gemelli, ovvero:
problemi di identificazione
criptofasia (il famoso
“linguaggio segreto” dei gemelli)
difficoltà a instaurare una
relazione con gli altri bambini
Il periodo di vita da 1 a 2 anni è uno dei più
ricchi
come evoluzione sotto tanti punti di vista… motorio,
linguistico, cognitivo, di relazione, di
autonomia… e
ovviamente per i gemelli questo periodo è ancora
più
delicato ed importante… quindi secondo me poter trascorrere
parte della propria giornata in un ambiente ricco di stimoli come il
nido, li aiuta a “faticare meno” su alcune cose che
per i
gemelli sono un po’ più difficili da
affrontare…
Andare al nido significa poter imparare che io sono Matteo e lui
è Tommaso e che anche per gli altri siamo due persone
diverse… è vero, questo avviene anche in casa, ma
più sono i luoghi dove sanno di essere riconosciuti come
“singoli”, più questo li aiuta ad
interiorizzare in
fretta questa importante consapevolezza… né
è
dimostrazione il fatto che quando Tommaso non riusciva a pronunciare il
suo nome, si identificava comunque come “Matteo
NO!”
proprio per far capire che non era suo fratello…
Andare al nido ti costringe ad imparare a parlare in modo comprensibile
anche per gli altri e non solo per il tuo gemello…
Andare al nido significa imparare ad interagire con gli altri
bambini… questo li aiuta da un lato a capire che si
può
giocare e stare bene anche con gli altri e non solo col proprio
gemello, e dall’altro li aiuta comunque a rinforzare il loro
legame come fratelli nell’affrontare insieme questa
esperienza.
Andare al nido vuol dire abituarsi ad avere dei riferimenti importanti
tra gli adulti oltre a mamma e papà ed imparare a
relazionarsi
con loro…
Andare al nido significa avere la conferma che le regole non ci sono
solo in casa ma anche fuori casa… che bisogna imparare ad
aspettare il proprio turno e ad avere rispetto per tutti…
Andare al nido col proprio gemello ti permette di affrontare con
maggior serenità questa prima esperienza fuori
casa,
proprio perché, rispetto agli altri bambini, hai il
vantaggio di
non essere mai solo… c’è sempre con te
una figura
conosciuta che ti permette di superare più in fretta il
“trauma” del dover stare tante ore lontano da mamma
e
papà!
Molti di voi si chiederanno: “E il famoso discorso di
dividerli
proprio per evitare che si crei un legame troppo forte di
interdipendenza?”
La mia risposta è: considerato che sono molto piccoli e che
si
tratta della prima esperienza importante fuori casa, allora
può
avere senso, almeno per l’inserimento al nido, lasciarli
assieme
affinché vivano più serenamente
l’impatto con
questa grande novità… allo stesso tempo
però
è importante lavorare bene con la pedagogista e con le
educatrici per identificare tutti i comportamenti e tutte le situazioni
da mettere in atto per aiutarli a cominciare a
“separarsi”.
E per lavorare bene con le educatrici a cosa bisogna stare attenti?
Alle stesse cose a cui siete già attenti a casa:
- chiedere loro di non
chiamarli mai “i gemelli”
- verificare
che ci siano momenti in cui lavorano espressamente con i bambini per
aiutarli a identificarsi (per esempio da noi dopo
l’accoglienza
del mattino la prima attività che veniva fatta era il gioco
del
“chi c’è oggi al nido?” in cui
proprio
attraverso un gioco i bimbi imparavano a riconoscere sé
stessi e
gli altri in foto trovando chi era presente e chi mancava)
- nel caso i bimbi si
assomiglino molto, fornire loro tutti gli elementi fisici e di
carattere per imparare a distinguerli
- vestirli
sempre diversi, cercando magari di adottare uno
“stile” che
faciliti ulteriormente il riconoscimento (per esempio nel nostro caso
Matteo è quasi sempre vestito in arancione o rosso, mentre
per
Tommaso uso di più blu e verde)
- chiedere che tutte le volte
che fanno attività in piccoli gruppi loro vengano divisi
- chiedere che per la merenda
e per il pranzo vengano fatti sedere in tavoli differenti
- chiedere che gli facciano
fare la nanna in lettini distanti
- chiedere che quando vengono
portati al bagno/cambio in piccoli gruppi vengano divisi
- chiedere di poter avere
cassettine o armadietti separati
- quando
sta male solo uno dei due, se c’è la
possibilità di
accompagnarlo portare comunque l’altro al nido
In questo modo avranno la possibilità di trascorrere del
tempo
assieme ed allo stesso tempo di imparare anche a vivere delle piccole
esperienze separatamente … un’ottima mediazione
per
cominciare la propria vita scolastica e affrontare poi con maggiore
serenità una successiva separazione alla materna!
Sono piccole cose, ma sicuramente usare il nido come ponte verso la
materna, è meglio che farli vivere assieme per 3 anni e poi
dividerli d’improvviso proprio quando affrontano la prima
esperienza fuori casa. Ovvio che non è che facendo
così
subiscano chissà quali traumi… la separazione
alla
materna è comunque graduale, perché molte
attività
vengono comunque fatte assieme da tutte le sezioni… ma se
c’è la possibilità di scegliere se
tenerli a casa
oppure mandarli al nido, perché non sfruttare questa
occasione?
Nei primi due anni di vita, secondo me, i gemelli hanno bisogno sia di
stare assieme che di cominciare a separarsi… lo stare
assieme
gli permette infatti di costruire quel legame comunque unico che solo i
gemelli possono avere… l’essere separati invece
è
importante per evitare che questo legame speciale diventi morboso e li
soffochi...
Come per ogni coppia che si rispetti, penso che anche per i gemelli le
parole di Gibran siano più che azzeccate:
“Voi siete
nati insieme e insieme starete per sempre.
[…] Ma vi sia
spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i
venti dei cieli.
[…] Amatevi
l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto
di mare tra le sponde delle vostre anime.
[…] Cantate e
danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde
del liuto, benché vibrino di musica uguale.
[…] E siate
uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si
ergono distanti,
E la quercia e il
cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro”
Settembre
2007