Pensieri sparsi sull'educazione dei gemelli
di Mariarita Barisione



 
Enrico e Sara, figli di Mariarita
 
Dice Marcello Bernardi nel libro "Il nuovo bambino" che è necessario trattare i gemelli non come una coppia, ma come due bambini distinti. Sei d'accordo? Come si fa, secondo te?
La coppia gemellare è e rimane - a mio avviso - una coppia: non dimentichiamo il fatto che questi bambini hanno diviso gioie e dolori già a partire dall’utero materno e continuano a condividere gli stadi del loro sviluppo psico-fisico praticamente nello stesso momento. Proprio per questo motivo, è necessario mettere in atto - da parte dei genitori in primo luogo, ma di tutti coloro che si occupano di gemelli - un "modello educativo” che li aiuti a diventare sempre più individui autonomi e sempre meno coppia. Tra i rischi che i gemelli possono correre, sono a mio avviso, da segnalare: una chiusura eccessiva della coppia comportante problemi di socializzazione, una competitività o una complicità portate agli estremi, un difficile rapporto di identificazione e, a volte, problemi di identità, la difficoltà (negli anni futuri) di pensare ed attuare progetti esistenziali comportanti separazione ed autonomia. Questo per quanto riguarda la "teoria"...

E per quanto riguarda la pratica, invece?
La pratica comporta il cercare, ad esempio, di educare noi stessi (genitori) e coloro che stanno intorno ai bambini (parenti, nonni, educatori, insegnanti) a considerarli come bambini singoli non chiamandoli, ad esempio, "i gemelli", ma utilizzando i loro nomi propri; il cercare il più possibile di evitare confronti del tipo “Sara è meno testona”, “Il più bravo in questa cosa è Enrico”; il cercare di avere momenti in cui la mamma - primo oggetto di amore - si dedica solo ad uno di loro (mentre, ad esempio, il co-gemello è con il papà e ribadisco qui l’importanza fondamentale di un rapporto molto forte del gemello maschio con il proprio padre); l'inserirli - al più presto - in un contesto sociale in cui siano presenti altri bambini (ad esempio, l'asilo nido), in maniera tale che ognuno possa trovare amici diversi, o per lo meno altri bambini con cui giocare e confrontarsi; il cercare di creare anche spazi fisici diversi in cui ognuno di loro sappia di avere le proprie cose che sono solo sue e non anche dell'altro. Ci sarebbero mille consigli (alcuni più conosciuti altri meno): dal cercare di non dare loro nomi simili né per lunghezza, né per assonanza, al non vestirli uguali, all'avere torte di compleanno divise e fotografie personali e non in coppia. Non sempre ciò che ho detto è di facile attuazione, ma forse qualche piccolo sforzo in più può evitare difficoltà future!

Quali sono i principali problemi educativi da te incontrati con Enrico e Sara?
Premetto che Enrico e Sara hanno manifestato, praticamente da subito, caratteristiche ed abitudini molto differenti. Benissimo, verrebbe da dire, sono differenti non c’è emulazione, quindi non c’è problema. Il rischio, invece, può insidiarsi anche nella complementarietà che alcune coppia di gemelli tendono ad assumere (l’aggressivo ed il mite, il debole ed il forte,…), proprio perché a volte le caratteristiche che tendono ad assumere non sono portate da loro inclinazioni personali, ma dal desiderio inconscio di essere diversi dal proprio cogemello. Le maggiori difficoltà educative le ho riscontrate con Enrico che - guarda caso - mi somiglia fisicamente e caratterialmente come una goccia d'acqua. Forse proprio questo ha fatto nascere fra noi un rapporto ambivalente, in cui alterniamo fasi di tenerezza estrema a fasi in cui io dico lui disdice, io faccio e lui disfa e viceversa (in realtà mi pare di avere in casa – da anni - un adolescente in miniatura). Enrico fa più fatica a sottostare alle regole: in lui vedo riflessi tutti i miei lati negativi e ciò mi fa star male. Sara, invece, assomiglia fisicamente e caratterialmente a mio marito... che dire siamo diverse e per questo “stridiamo meno”?  In quanto donne siamo complici? Sì un pochino! Come vedete ho cercato di parlare del rapporto educativo che ho con in miei figli come singoli e non come coppia (... forse – dopo tanti anni - sono sulla buona strada!), ma ovviamente esistono anche problemi creati dalla coppia: sono in due con stessa età e le stesse esigenze, per cui la rissa è all'ordine del giorno... sgomitano per avere il loro spazio ed Enrico - nonostante i nostri sforzi di coppia genitoriale - ne ha conquistato di più! La strada è ancora lunga... un po' in salita ed un po' in discesa come per tutti i bambini e le loro mamme e papà.

Avere un fratello gemello per un bambino che deve imparare a crescere è un aiuto o un ostacolo?
Ogni medaglia ha il suo rovescio... credo sia bello crescere insieme perché la conquista di uno è da stimolo all'altro, hanno la possibilità di giocare insieme e non vivere la situazione del "figlio unico" (che io ho vissuto abbastanza male), fanno meno difficoltà ad inserirsi nei gruppi di altri bambini perché si "spalleggiano" l'uno con l'altro (è notorio fra i genitori il così detto “muro gemellare”)... ma tutto questo può anche essere pericoloso! La coppia può diventare talmente legata e forte nel suo rapporto da escludere gli altri ed ecco perché - e qui mi ripeto - è necessario che i bambini possano vivere in un ambiente sociale frequentato da altri bambini e che possano vivere quotidianamente anche piccole esperienze diversificate (ad esempio, mentre uno fa la spesa con la mamma, l'altro va a lavare l'automobile con il papà) e la divisione a scuola (a mio avviso a partire dalla scuola dell’infanzia) può essere un aiuto nello stimolarli alla differenziazione ed alla ricerca della propria identità personale.

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