CONSIGLI PER AFFRONTARE L'ONDA D'URTO GEMELLARE
(Decalogo
per la neo-mamma e ed il neo-papà di gemelli
di Paola A.)

Federica e Ilaria, figlie di
Alessandra S. (detta "Caramella")
Seguitemi in questi consigli pratici che Vi do memore dell'esperienza passata e degli "errori", se di errori si può parlare, fatti da quando sono nati Edoardo e Violetta.
Probabilmente, essendo frequente il caso di parti prematuri, Vi capiterà di uscire dall'ospedale qualche giorno prima dei Vostri bambini. In pratica, Vi è consentito, a Voi ed alla Vostra pancia tagliuzzata - se avete subito un cesareo - (che Vi farà male per almeno altri quindici giorni) di starvene "a riposo". Ma sarà già subentrato l'imperativo categorico del "anche se qualcuno bada a loro, gli dà da mangiare, li lava, li monitora giorno e notte IO SONO LA MADRE, ci devo andare io!!!!!!!!!". Così, la notte dopo il cesareo, ancora cateterizzate ed "inflebate", comincerete a fare le prove per alzarVi e andarli a vedere. La mattina dopo salterete sulla prima sedia a rotelle disponibile e striscerete esangui (anche perché nei primi due giorni, contrariamente alle Vostre vicine partorienti per via naturale, che si abbuffano di tutto e di più, al massimo berrete del the, il che non pone in uno stato di grande forza fisica) e strafelici a vederli. Nel reparto dovrebbe esserci qualche ostetrica volenterosa che comincerà ad addestrarVi all'allattamento di un esserino di poco più di due chili per due, ma con delle mandibole da pitbull, che tormenterà il Vostro povero seno per suggere alla fine 3 gocce di colostro. Potrete dirVi comunque fortunate, perché almeno di notte, potrete riposare, mentre ad alcune sarà toccato in sorte il nidino in camera (della serie: chi fa da sé fa per tre 24 ore su 24).
Nei giorni di degenza in ospedale Vi consiglio di fissarVi un tour unico di visite ai pupi per amici e parenti non strettissimi: Vi sembrerà un po' gelido, ma Vi assicuro che salire e scendere dal reparto al piano di sopra per 22 volte al giorno e ripetere centosettantasettevolte il racconto di come è andata, stancherebbe anche un bue.
Dopo cinque giorni, salvo complicazioni, Vi butteranno fuori ed inizierete a fare avanti ed indietro dall'ospedale a casa: per allattare quando siete lì e tirarVi il latte quando siete a casa, preparare cambietti puliti e lavare cambietti sporchi (a proposito, non Vi terrorizzare se li troverete macchiati di rosso: è solo leosina, che usano per far cicatrizzare il cordone ombelicale, ma sembra che facciano apposta a mettergliela dappertutto... Basta un po' di NAPISAN nel lavaggio in lavatrice o di OMINO BIANCO BABY, se sono bianchi, e torna tutto come nuovo).
Camminerete sentendo dentro di Voi il Vostro utero che, ancorché ritiratosi dopo il parto, ondeggia come un pendolo ad ogni passo (a questo proposito anziché quelle odiose fasce contenitive da post-cesareo, consiglio delle belle mutandine alte con sostegno centrale, tipo quelle SAUBER, che fanno meno cilicio e fanno sparire almeno virtualmente la panciotta).
Se Vi capita cercate di dedicare tempo a Voi e al Vostro compagno: andate fuori a cena, a vedere un film. Probabilmente saranno le ultime occasioni di relax "fidanzatinesco" per molto tempo. Sul momento saltare l'appuntamento con l'ospedale per la poppata delle ore 20.30, per andarvene a cena fuori, Vi sembrerà un delitto, ma Vi assicuro che, invece, Vi farà bene.
Verrà presto il giorno in cui qualche medico del reparto verrà tutto soddisfatto a dirVi: "Allora, i bambini stanno bene, questa sera (pomeriggio, domani mattina) Ve li potete portare a casa!!!". Beh!?! Questo evento, che auspicavate da giorni e giorni, Vi riempirà da un lato di una gioia immensa e dall'altro Vi butterà nel più bieco sconforto: "Oddio, ma stanno veramente bene, ma davvero siamo in grado di gestirli..."; andrà tutto benissimo, Vi accorgerete che sono piccoli, ma resistentissimi, che li capirete anche se non parlano. I miei bimbi sono tornati a casa una decina di giorni dopo di me. PreparateVi tutto prima di andare a partorire: scorte alimentari, casa pulita, abitini, seggiolini per loro, sterilizzatore, il forno a microonde - se allattate artificialmente - è un must, amici caritatevoli come li ho avuti io che sono arrivati a regalarmi sughi pronti, lasagne surgelate).
Io Vi consiglierei di non fare prendere tutte le ferie al Vostro compagno subito (è meglio tenersene un po' di scorta)... Una settimana a casa, secondo me, basta. E' più importante suddividersi i turni notturni (sempre che non si tratti di allattamento al seno), in modo da riuscire a dormire almeno quattro ore consecutive, anche se all'inizio uno da solo, visto che non è ancora molto pratico, non ce la fa. Poi vedrete che diventerete dei funamboli, in grado di fargli il bagnetto, rivestirli, dargli da mangiare, in 20' netti.
Vi dico che nei primi tre mesi, Vi sentirete messi agli arresti domiciliari. I tempi tra una poppata e l'altra sono talmente ristretti che, tra tempi di preparazione per uscire e rientrare, penserai che non ne valga la pena. Io invece Vi dico di osare l'osabile perché quei "buffoncelli", nelle situazioni che Voi ritenete più critiche, si dimostrano molto più calmi di quanto Voi possiate immaginare.
Se allattate al seno cercate ogni possibile aiuto esterno per il resto: mamma, sorelle, fratelli, se Ve lo potete permettere, per almeno due mesi, un persona fissa in casa sarebbe l'ideale. Ci saranno giorni in cui aspetterete il Vostro compagno per lavarVi verso le diciannove di sera, in cui andrete a fare pipì tenendoli in braccio. Io, ad esempio, non potevo sopportare di sentirli piangere per un solo attimo, per cui non sono stata molto rigida sugli orari delle poppate, se si svegliavano prima glielo davo lo stesso. Però resistete a tenerteli in camera per praticità nelle carrozzine fino al quarto mese massimo, poi abituateli nei loro lettini, altrimenti diventano stanziali.
Insomma,
non vorrei terrorizzarVi troppo, però quello che Vi aspetta, senza farla
tragica, sarà forse il periodo più faticoso per entrambi: Vi capiterà di
"scannarvi", anche se noi avendoli gestiti insieme non ci siamo
mai scannati sui metodi reciproci, litigavamo per un'oggettiva condizione di
perdita di libertà e di stanchezza. E' importante, in un certo senso, e non
facile, prendere tutto con "leggerezza", trovare delle occasioni
per ridere (e guardate che ce ne saranno: mi viene in mente di quando
abbiamo preparato tutto per fargli la foto storica del primo bagnetto ed
Edoardo ha "scagazzato" dappertutto e ancora oggi rido quando
guardo la foto del primo bagnetto con l'acqua che sembra quella della vasca
allo zoo dell'ippopotamo).
Paola A., Scritto il 09-10-2000