Per gli aspiranti genitori di gemelli: infertilità e fecondazione assistita

"Sono alla prima
gravidanza ottenuta con la FIVET (fecondazione assistita).
Sono all'inizio della 7° settimana di gestazione e da circa 10 giorni ho
scoperto che potrebbe essere trigemina! Nell'ultima ecografia risultano tre
camere gestazionali ognuna con il suo sacco vitellino!
Non riesco ancora a riprendermi dalla notizia! In realtà sapevo che ciò sarebbe
potuto accadere, ma la percentuale era talmente bassa (2% circa) che io, reduce
peraltro da un primo tentativo fallito, mai avrei pensato di restare incinta di
tre piccolini!
Sono talmente abituata a pensare a me stessa come una persona infertile che ora
non riesco ad affrontare questo evento della mia vita in modo sereno... Ma la
cosa che mi fa soffrire di più è che questa mia reazione emotiva era del tutto
imprevista: per almeno 4 anni io e mio marito abbiamo cercato invano di avere
un figlio sicché credevo che, una volta rimasta incinta, sarebbe stato tutto in
discesa!"
(Alessandra - Picci)

Molti genitori di gemelli sono tali grazie alle fecondazione assistita, così abbiamo deciso di dedicare una pagina all'argomento, fornendo links e bibliografia utile e raccogliendo le testimonianze di genitori di gemelli che sono passati attraverso la fecondazione assistita, per mettere a disposizione di quante più persone possibile l'aiuto, le notizie e le esperienze di chi alla fine ha potuto abbracciare dei gemelli.
Se volete raccontare la vostra esperienza al riguardo scrivete a info@ilmondodeigemelli.org.

La comunità virtuale "Mamme on line"(costituitasi in associazione) ha delle pagine dedicate all'infertilità e ospita nel suo forum diverse stanze dedicate all'infertilità e alla fecondazione assistita:
Inoltre Mamme on Line ha condotto una battaglia per la difesa della fecondazione assistita.
Alcune testimonianze:
Giovanna: "Mi chiamo Giovanna e sono
la mamma di tre splendide creature. Il mio viaggio inizia qualche anno fa,quando
pensai di aver un figlio, ingenuamente pensai che fosse la cosa più semplice che
si potesse fare... Ora mi rendo conto e so che non è così, mi sbagliavo, a volte
quando non si provano certe esperienze sulla propria pelle non si capisce... Con
il passar del tempo fu chiaro che c'erano dei problemi, così iniziammo a fare
delle analisi (non ho ancora capito perché si pensa subito alla donna) e a parte
piccole cose... non risultò nulla di nulla, così passammo a mio marito, gli
facemmo fare uno
spermiogramma ed iniziammo a capire qualcosa. Subito dopo,
iniziò una serie di indagini tra cui il cariotipo: ecco fatto, trovato il
bandolo della matassa, era un "problema" genetico... Ci mettemmo subito in moto,
interpellammo il genetista più bravo, il genio dei libri, il professor Dalla
Piccola, che lesse tutti gli incartamenti e decretò senza la minima emozione che
si trattava di due sindromi piuttosto serie: la sindrome di Patau e quella di
Down. Subito dopo andammo da un andrologo (ovviamente quello più quotato) che,
senza mezzi termini, mi disse: "Cara signora, lei non potrà MAI diventare madre,
si rassegni!". Presi coraggio e dissi: "Professore non c'è nessuna speranza?
Neanche nei centri di fecondazione assistita???" Lui mi guardò e disse:
"No"!!!!!!!" "Ma neanche all'estero????" E lui "No!!!!!!!!!"
A quel tempo, frequentavo un forum dove c'era una sezione chiamata Cicognine, dove molte altre ragazze - nel bene e nel male - stavano vivendo il mio stesso dramma (la prima cosa che ti passa per la testa in questi casi è il sentirti sola, è l'essere convinta che solo a te sta accadendo e che nessuno ti può aiutare). Con il loro aiuto e con la forza che inconsapevolmente avevo non mi arresi, andai avanti e cominciai a cercare su internet... trovai molti centri sparsi in tutta Italia e, con alcuni di essi andammo a parlare, poi un giorno lessi di un centro a Bologna chiamato Sismer che aveva la biopsia dell'embrione... (tengo a precisare che prima di iniziare questo lungo cammino, ero ignorante su tutta la materia e, soprattutto, sui termini medici). Andammo ed iniziammo la terapia ormonale, con la quale riuscimmo ad ottenere tredici ovociti (un numero molto alto) per poter fare una ICSI. Di questi, però, tra fecondazione e biopsia, ne rimasero solo due... pochi ma buoni... così facemmo il transfert e tornammo a Roma dove per quattordici giorni non si fece che pregare e sperare... Il 15° giorno feci le beta e risultarono lievemente positive... Vista l'ansia chiamai la mia ginecologa e presi appuntamento per fare un'ecografia, c'era... uno, ma c'era! Tutta felice chiamai il centro e concordammo di aspettare altro tempo per poter essere sicuri, detto fatto passarono altri venti giorni e facemmo un'altra ecografia, c'erano due cuori che battevano, eravamo emozionatissimi ed al settimo cielo... Visto la problematica, decidemmo di fare l'amniocentesi e nella visita preliminare il medico ci disse: "Signori ci sono due cuori che battono" tutti euforici rispondemmo... "Si, si, lo sappiamo..." lui ci guardò e sogghignando ci disse: "Avete parti gemellari in famiglia?" Noi sempre tranquillamente: "Sì ,ma perché?"" LUI: "Perché sono tre..." Io: "Tre!!! Lory... tre!!!" e lui: "Sì signora, un embrione si è sdoppiato, quindi ha tre cuori". Che dire, restammo senza parole, ma fummo orgogliosi e soddisfatti di non esserci arresi. Adoriamo i nostri figli, adoriamo la nostra vita pur essendo pieni di paure, se dovessimo tornare indietro rifaremmo tutto da capo e li rivorremmo tutti e tre..."
Michelle: "Questa è la nostra storia (sterilità, adozione, concepimento naturale)...
Nel lontano gennaio 1995 decidemmo che era
un buon momento per avere un figlio, e qui ci sbagliavamo di grosso! Io avevo 30
anni, all’inizio dei nostri tentativi vado dal medico della mutua per farmi
prescrivere degli esami pre-concepimento (per sapere se avevo fatto la rosolia,
etc…) lui mi risponde: "Signora, non ci sono esami pre-concepimento da fare e
comunque lei è troppo vecchia per concepire un figlio!" Conseguenza, il giorno
dopo cambio medico della mutua. Arriviamo a settembre 95 un po’ delusi, dormivo
con il termometro sul comodino, calendari, temperature basali e inizio a non
capirci niente, allora decido di andare presso un noto ospedale di Torino per
parlare del problema e sul da farsi. Non mi è ancora chiaro del perché, ma da
qui in poi per molti anni incontriamo per molto tempo non risposte e nessun tipo
di professionalità da parte
dei medici a cui ci affidiamo. Dicembre 95 finisco
nelle mani di una Dottoressa che mi fa riprendere la temperatura basale per
alcuni mesi (l’avevo già fatto, ma non lo aveva deciso lei), test post-coitum,
esami del sangue, dosaggio della prolattina, arriviamo a Marzo 96, con questi
esami in mano e la dottoressa decide per un ricovero ospedaliero di 3 giorni,
per effettuare i dosaggi ormonali in situazione di “tranquillità”, con altri
esami clinici. Giugno 95 passo 3 giorni in ospedale a carico dell’Asl a farmi
fare prelievi del sangue 3 volte al giorno, ecografie e infine TAC con
contrasto! A questo punto la cosa non mi piace più, soffro di claustrofobia, e
non vedo perché mi devo far iniettare un liquido di contrasto che potrebbe darmi
un reazione allergica per una ricerca di ipotetico tumore all’ipofisi che già
anni prima era stato diagnosticato inesistente. Durante la Tac, prima
dell’iniezione del liquido di contrasto, vengo soprafatta da una crisi di
claustrofobia, durante la quale vengo anche insultata dal medico radiologo che
mi dà della matta. Poi, quando ha capito che ero veramente sconvolta, mi confida
che dall’esame preliminare non avevo nulla all’ipofisi e quindi procedere
nell’esame era inutile. In questa occasione, vengo dimessa con una bella curetta
per la prolattina, pastiglie che ti fanno vomitare anche l’anima. Dopo un mese,
torno a parlare con la dottoressa che mi dice che i valori della prolattina
erano OK e che, quindi, non mi avrebbe dato alcuna cura. Invece, mi dice che
avevo un polipo all’utero e di ripresentarmi solo dopo averlo fatto togliere.
Quando le faccio presente che, invece, una cura per la prolattina me l’aveva già
data e che volevo la mia cartella clinica per avere l’esito della eco, in quanto
ero stata curata per prolattina senza l’esito degli esami e invece l’esito della
eco c’era già un mese prima e non mi aveva detto nulla, sono stata trattata
“come paziente non desiderata” e quasi cacciata.
Pausa dopo questa prima avventura decidiamo di prendere fiato.
Dicembre 97 cambio ospedale, vado a fare una eco, mi confermano il polipo, e mi prenotano una isteroscopia per toglierlo. Tutto questo in tempi brevissimi (15 giorni). Il giorno della isteroscopia mi presento all’ospedale civile nell'interland torinese, presento documenti ed esami all’ufficio del reparto e mi dicono di attendere nel corridoio. Dopo alcuni minuti, arriva una signora in reparto e si siede vicino a me. Dopo un po’ arriva un'infermiera, bisbiglia qualcosa nell’orecchio alla signora appena arrivata, questa si alza ed entra nella stanza operatoria. Dopo 15 minuti il finimondo… Stavano eseguendo l’isteroscopia con i miei esami, alla signora. L’infermiera esce color lenzuolo e chiede al marito della malcapitata documenti ed esami. Quando poi tocca a me, il primario era nero in faccia per il casino successo. Mi ha praticato l’isteroscopia l’ecografista, seguito dal primario, erano tutti molto agitati e io soffrivo i dolori dell’infermo, alla fine si sono portati a casa le mie imprecazioni. Il primario soddisfatto mi annuncia che un frammento del polipo era stato tolto e che già a occhio nudo poteva dire che non era nulla di grave e che, quindi, il mio polipo me lo potevo tenere. Quando io gli annuncio che ero andata per farmelo togliere perché nel noto ospedale di Torino mi avevano detto che non mi potevo più presentare da loro per fare altre indagini sul perché non rimanevo incinta finché non me lo fossi fatto togliere… altro finimondo, il primario si attacca al telefono e mi fa prenotare a Torino per l’intervento.
La confusione e la delusione regnavano sovrani, le battaglie sostenute con una sanità ignorante e bendata mi aveva messo a ko. Marzo 97, parlando con un amica, vado a farmi visitare privatamente da un medico a Giaveno. Questo medico mi parla per un'ora mi visita, eco e mi annuncia che il polipo e le cisti ovariche andavano tolte. Aprile 97, ricoverata e operata. Il medico mi aveva già annunciato che dopo l’intervento non ci saremmo visti perché lui doveva andare a fare un intervento presso un altro ospedale. Peccato che nel pomeriggio, invece, si presenta dicendo che l’intervento era andato bene, cisti e polipo tolti, tube aperte, mi aveva trovato anche dei fibromi da togliere, ma non aveva avuto tempo e poi per una gravidanza i fibromi non creano problemi. Dopo 6 mesi (guarita dall’intervento), il medico che mi aveva in cura mi prescrive dei cicli con il Clomid. Dicembre 97 nessun risultato, allora prescrive a mio marito (senza consigliare un visita da un andrologo, fa tutto lui) un spermiogramma. Con i risultati in mano, decreta che con quei valori lì potevo solo andare in chiesa ad accendere un cero. Quindi ci consiglia un'inseminazione presso un centro che conosceva lui ed inizia anche a sparare cifre per la cura. Chiudiamo di nuovo il capitolo altra pausa .
Un giorno vado dal mio meccanico, amici di vecchia data, che mi parla di un suo amico medico, lo guardo e chiedo, medico specializzato in che cosa? Risposta: "Ginecologo". Io: "Dammi il numero di telefono".
Dicembre 98 Vado dal dottore amico del meccanico e devo dire che iniziamo a vederci un po’ chiaro. Mi fa raccontare la mia storia, mi visita, mi dice che avevo dei fibromi che prima o poi erano da togliere, mi fa fare un ciclo di Clomid, poi mi fa un esame detto sonosalpinografia. Febbraio 99 L’esame in questione rivela che entrambi le tube erano chiuse. A questo punto mi sembra che si illumini il mondo, ora so perché non rimanevo incinta!
Ci consiglia di andare a Torino, presso la clinica universitaria a centro Fiver, lui lavora come ecografista per il centro Fiver Siamo a marzo 99. Colloquio al centro Fiver, dove controllano tutti gli esami fatti (storcono il naso) e poi leggono l’esito della sonosalpinografia e il nome sulla carta dello studio del medico che risulta fondamentale (della serie se lo dice un medico interno all’ospedale allora sarà vero) e quindi mi risparmio di fare un sacco di esami e di perdere un sacco di tempo.
Settembre 99 Primo ciclo di Fivet, un solo ovocita fecondato, risposta: uno solo basta. Ma inevitabilmente al 12° giorno si presentano le mestruazioni. Marzo 2000 secondo ciclo di Fivet, due oviciti fecondati, ma anche questa volta dopo 12 giorni mi vengono le mestruazioni. A questo punto ci sembra chiaro che questa non è la nostra strada. Forse quel sogno che ci tenevamo in fondo al cuore di adottare un bambino era la nostra strada. Quindi giugno 2000 intraprendiamo la strada dell’adozione. Dicembre 2000 finiamo i colloqui e gli incontri con l’assistente sociale e la psicologa con un incontro finale per farci leggere la relazione per il giudice. La relazione era molto positiva e ci rispecchiava alla perfezione. Ci congediamo da loro fiduciosi e, comunque, cresciuti. Sapevamo che la nostra domanda scadeva nel giugno 2002 e che potevamo essere chiamati dal tribunale in qualsiasi momento oppure mai.
Marzo 2001 una nostra amica (ci eravamo conosciuti in ospedale durante il secondo tentativo fivet), che nel frattempo era rimasta incinta grazie a un'inseminazione fatta in un ospedale del cuneese, mi telefona e insiste che vada dal suo medico che magari può aiutare anche me a rimanere incinta. Io le rispondo che ormai abbiamo chiuso con le fecondazioni di qualsiasi tipo e che avremmo proseguito solo sulla strada dell’adozione. Insomma la mia amica insiste così tanto che, per farla contenta, prendo questo numero di telefono e chiamo per l’appuntamento. Vado da un medico che ascolta il mio bagaglio di esami, tentativi e quant’altro e mi visita, mi dice che i miei fibromi sono proprio da togliere e che in sede di intervento avrebbe controllato per capire se le tube erano chiuse o no. A malincuore mi faccio operare, con la convinzione che se i fibromi erano da togliere allora sia, e se poi i tribunale ci avrebbe affidato un bimbo e io mi dovevo far operare d’urgenza meglio togliersi il problema ora.
02 Aprile 2001 operata, il medico mi viene a trovare il camera il giorno dell’intervento e mi dice che tutti i fibromi e miomi sono stati tolti e che una tuba era aperta, ma che l’altra l’aveva trovata “attaccata” all’intestino e che ora era a posto. Mi dice, inoltre, che se volevo anticipare gli eventi di andare da lui tra sei a completa guarigione a tentare un'inseminazione.
Sarà, ma non abbiamo da alcun peso alle sue parole, ne avevamo già sentiti tanti medici che ci assicuravano il “bimbo in braccio” entro 2 anni dall’inizio delle cure, etc… manco fossero dei padre eterni.
Settembre 2001 Non gli ho dato retta. Sei mesi dopo ero sparata modello trottola in giro per lavoro (conversione all’euro su procedure contabili), nonostante la mia amica insistesse che andassi a fare l’inseminazione. No, noi aspettavamo… L’adozione (pensavamo noi)
24 Ottobre 2001 (pochi giorni dopo sarei andata a fare un'immersione in mare e mi sarei potuta giocare i miei piccoli senza nemmeno saperlo) scopro di essere incinta, incredula, in modo naturale, senza cure... così! Alla settima settimana, durante l’eco, scopriamo che c’erano due bellissimi “FARI” che pulsavano e ci conducevano in un porto sicuro, fuori dalla bufera e intemperie alle quali eravamo stati esposti per tanti anni.
20 Dicembre 2001 telefonata dall’assistenze sociale, il tribunale ci aveva abbinato ad un bimbo. Un momento terribile, dover dire di no all’adozione senza avere la certezza che la gravidanza fosse proseguita o meno. Ci rimane la certezza che quel bimbo ha trovato una mamma e papà pronti ad accoglierlo con tanto amore. Nel frattempo la nostra vita è bella più che mai, i nostri piccoli puffetti ci conducono ogni giorno nel mondo della gioia e dell’amore."
Se volete avere maggiori informazioni potete scrivere a m.kling@kilobyte.it
Barbara S.: "Sono Barbara e ho 39
anni a maggio!!! Questo per iniziare a dire che NESSUNO si deve scoraggiare!!!!
Io e Fabrizio conviviamo dal '91 e nel '98 ci siamo sposati. Dopo un po' di
tempo abbiamo iniziato a cercare un bimbo. Dopo quasi un anno, abbiamo capito
che qualcosa non andava. Ci siamo rivolti al mio ginecologo il quale ci ha
subito dirottati all'Ospedale S. Orsola di Bologna (città dove abito), al
reparto fecondazione assistita per i primi esami di base. Le mie tube,
fortunatamente non hanno problemi, ma lo spermiogramma di Fabrizio è abbastanza
penalizzante. Iniziamo con la stimolazione (punturone tutte le sere per 15
giorni!!), per poi arrivare alla maturazione dei follicoli dove, a quel punto,
mi inseriranno il liquido seminale di Fabrizio. Niente da fare. Arrivano le
maledette mestruazioni. Fatto sta che dopo 4 tentativi, ci indirizzano a fare
una Fivet. La Fivet è sempre la stimolazione, ma con l'asportazione dei
follicoli che verranno messi insieme agli spermatozoi selezionati. Preciso che
ci sono liste chilometriche per accedere a queste tecniche e l'attesa varia da
ospedale ad ospedale. A Bologna l'attesa è di 8-12 mesi!!!!!!! Vi rendete conto?
A pagamento, chiaramente, non esiste lista di
attesa, ma chi ha 4 mila euro a
disposizione per OGNI TENTATIVO??? Calcolate che la percentuale di riuscita si
aggira al 30%. Inizio a vedere cosa trovo su internet a riguardo e scopro un
sito www.mammeonline.net , dove esiste
un forum con persone tutte messe nelle mie condizioni. In questo forum ho
trovato amiche davvero speciali che tutt'ora vedo. Tramite una ragazza di
Milano, riesco a farmi mettere in lista all'ospedale S. Paolo e lei si offre per
ospitarmi a casa sua durante il trattamento. In questo forum ho condiviso
lacrime di gioia tutte le volte che una di noi ce la faceva e altrettante
lacrime per tutti i nostri fallimenti e vi giuro che erano tanti. Coppie che,
come noi, hanno girato l'Italia e che a vicenda ci ospitavamo a casa l'una
dell'altra per risparmiare i soldini dell'albergo. Una vera amicizia di quelle
con la A maiuscola. Nel gennaio 2002 mi chiamano a Milano per la Fivet. Preparo
la mia valigina e con gli occhi lucidi saluto mio marito che dovrei rivedere
dopo circa 15 giorni per la raccolta del liquido seminale. La mia amica abita
fuori Milano e ricordo che, alla mattina, mi alzavo alle 5 per prendere il bus e
la metropolitana per poter essere alle 7,30 all'ospedale. Mi facevo da sola le
punture sulla pancia con la conclusione che a metà stimolazione ho dovuto
rinunciare, perché la risposta alla stimolazione era scarsa. Non so quante
lacrime ho versato sul treno che mi riportava a Bologna. Il mio cuore era
disintegrato e uguale le mie speranze di diventare madre e di dare un cucciolo a
Fabrizio. Decidiamo di rinunciare e di abbracciare il discorso adozione. Ho
sempre desiderato adottare un bambino e non è detto... Le stimolazioni erano
diventate ormai una guerra tra me e loro. Troppo stress. Iniziamo a fare i
colloqui per l'adozione e ci innamoriamo di questa cosa. Iniziamo a sentirci
finalmente genitori ed è una cosa meravigliosa. Unico neo: i costi proibitivi!!!
Decidiamo intanto di regalarci un viaggetto nel Mar Rosso e poco prima di
partire, mia cognata incinta di due gemelli, li perde al 5° mese. La botta
finale... Ero morta, morta dentro. Partiamo con una coppia di amici, la mia
migliore amica e una amica comune. Il viaggio è andato benissimo e al ritorno,
troviamo un messaggio in segreteria dell'Ospedale di Reggio Emilia (eravamo in
lista anche lì) che ci dice che era giunto il nostro turno per la fecondazione.
Che fare? Reggio Emilia è vicina e non penalizzerebbe né casa, né lavoro.
Decidiamo tentare!!!! Questa volta faranno una ICSI. Oggi quel tentativo si
chiamano ELISA E LUCA. Non abbiamo abbandonato l'idea adozione ma solo
"congelato" la domanda. Rimane sempre nei nostri cuori e chissà se un giorno...
Con immenso affetto a tutte le coppie che stanno affrontando il nostro percorso
con un consiglio mio personale. NON MOLLATE. NON MOLLATE MAI. CHI LA DURA LA
VINCE"
Desi: "Eccomi qua a depositare anche il mio
pesante tomo di esperienze. Dunque cominciamo dall'inizio: ad agosto 99 partiamo
per un viaggio in India e, facendo la profilassi antimalarica, scopro che devo
aspettare almeno tre mesi per cercare una gravidanza perché i residui del
medicinale sarebbero tossici per il feto. E noi che pensavamo di concepire il
nostro piccino nella splendida Dharamsala! Mannaggia a me... se avessi saputo
che era così difficile. Passa un anno senza risultati. Oltretutto ho una forte
sensibilità alle ovaie, che mi fa percepire il momento esatto dell'ovulazione,
per cui i nostri zin zin erano proprio
mirati. Vado dalla mia ginecologa, che mi
consiglia la Dott.ssa Livi del Demetra di Firenze, suggerendomi di cominciare
gli esami da mio marito perché io sono giovane (all'epoca 28 anni) e
apparentemente sana. Il verdetto dello spermiogramma è tremendo, non ci sono i
valori minimi nemmeno per una IUI. Comincia una cura sperimentale farmacologica
che, dopo sei mesi, da dei risultati miracolosi: ci dicono di tentare per un po'
alla vecchia maniera, che potremmo farcela anche così. Sconsolati ci rifacciamo
vivi a ottobre 2001 e lo spermiogramma è di nuovo peggiorato. Cominciano le IUI.
Io rispondo bene alle stimolazioni con Metrodin, ma mi accorgo di ovulare troppo
presto, peccato che non mi creda nessuno. Faccio l'ultima eco il venerdì
pomeriggio e fisso la IUI per il lunedì mattina. Sabato mattina ovulo (ancora
prima del Prosfasi), ma mi dicono sia impossibile. Secondo tentativo idem come
sopra, al terzo mi danno retta e facciamo monitoraggi giornalieri (weekend
compresi). Ebbene ovulo in 9° giornata con follicoli di 13 mm che, in ogni caso,
sono troppo acerbi. Cambiamo protocollo, usando anche il Suprefact, per cui
altri 3 tentativi nei giorni "giusti", ma niente cicogna. Al centro mi dicono
basta (fosse stato per loro si sarebbero fermati anche prima) il problema deve
essere un altro, o una qualche aderenza delle mie tube, non verificabile con la
ISG, o una difficoltà degli spermini a forare i miei duri follicoli. Decido di
lasciar perdere la laparoscopia, anche perché non risolverei niente... pur
sapendo dov'è il problema. Si passa alla ICSI. Pick up l'11 dicembre 2002, ci
sono 7 follicoli per parte e tutti belli grossi. La sera chiamo la mia
ginecologa per sapere quanti embrioni ci sono e mi risponde "una meraviglia".
Facendo un po' di calcoli e considerando che la percentuale massima di
fertilizzazione solitamente non supera il 65/70 penso a 7/8 embrioncini che
bisognerà vedere se continuano a crescere, per cui almeno due o tre tentativi
senza dover rifare tutta la lunga dolorosa e costosa trafila. Macché, ci sono 14
embrioni e tutti ottimi. Me ne trasferiscono tre e gli altri li congelano. A 10
giorni dal transfer faccio le Beta, era un po' presto ma era l'antivigilia di
Natale e il centro poi chiudeva. Risultato: 34, positivo! Ma stavo così male tra
dolori e perdite premestruali, oltre a un umore decisamente di m..., che non mi
convinco e credo che se pure c'è stato attecchimento poi s'è fermato tutto. Ma
pensassi un po' di meno e mi rilassassi di più! Il 30 dicembre le beta sono
1.660, quasi quasi ce l'ho fatta. Il 9 gennaio facciamo la prima ecografia e il
ginecologo borbotta tra se, guardo mio marito e ci crolla il mondo. Invece sto
fesso borbottava perché vedeva due embrioni e due cuoricini, pensava fosse un
fallimento! Noi invece siamo alle stelle. La gravidanza prosegue benissimo e il
14 agosto 2003, a 37 settimane, nascono con parto cesareo Diego e Matteo di 2570
e 2590 grammi".
Laura G.: "Ho sempre saputo di avere
problemi ormonali e quindi sapevo di dover ricorrere alla fecondazione
assistita. All'epoca abitavo in Israele, paese con il più alto numero di
trattamenti di fecondazione assistita in rapporto alla popolazione. Abbiamo
quindi cominciato a sottoporci alla fecondazione in vitro. Dopo 7 tentativi
andati a vuoto, mi è venuto il dubbio che, al di là dei problemi ormonali, ci
fosse qualche altro problema non identificato. Ero iscritta a una mailing list
di donne con
problemi di infertilità e spesso e volentieri sentivo parlare di
possibili cause immunologiche della poliabortività. Un giorno ho pensato: e se a
causare il mancato impianto degli embrioni fosse un problema immunologico simile
a quelli che provocano la poliabortività? Scrissi così al dottor Alan Beer
dell'Università di Chicago, pioniere di questa nuova disciplina chiamata
immunologia riproduttiva. Il dottor Beer mi consigliò di fare una serie di esami
e risultai positiva al test che rileva la presenza di anticorpi antilupus. Si
tratta di anticorpi che indicano la presenza di sindrome antifosfolipidica, una
delle forme di trombofilia acquisita. La tendenza trombotica impedisce una
corretta placentazione e un adeguato scambio fra madre ed embrione. Si tratta di
una tipica causa della poliabortività, ormai riconosciuta da molti medici,
mentre la relazione fra insuccessi della fecondazione in vitro e disturbi
immunologici è ancora oggetto di controversie nella comunità medica. Io comunque
mi sono affidata al dottor Beer – che mi ha assistito gratuitamente – il quale
mi ha consigliato di fare ulteriori accertamenti. Questo perché spesso la
sindrome antifosfolipidica si accompagna ad un'attivazione di altri anticorpi,
per cui è necessario combinare più terapie. Il risultato degli esami indica una
notevole elevazione dei linfociti noti come Nk (Natural Killer cells), e in
particolare dei CD56+. Si tratta di cellule del sistema immunitario che svolgono
normalmente azione antitumorale. In caso di iper-reattività del sistema
immunitario, queste cellule possono alterare l'endometrio e impedire l'impianto
degli embrioni. La cura per la sindrome antifosfolipidica era a base di aspirina
a basso dosaggio, combinata a eparina a basso peso molecolare. Per il secondo
problema, invece, mi viene proposto un trattamento sperimentale a base di
immunoglobuline (IViG). Per intendersi, si tratta di un emoderivato ottenuto da
un pool di donatori, capace di regolare temporaneamente l'iper-reattività del
sistema immunitario. Viene per esempio somministrato ai trapiantati per impedire
il rigetto degli organi. Si tratta di una medicina molto costosa e non mutuabile
per un caso come il mio: attingo quindi a tutti i nostri risparmi per sottopormi
all'ottava fecondazione in vitro, la prima con terapia immunologica. 3 settimane
prima della fivet e poi ogni 3 settimane devo farmi iniettare l'IViG per 3
giorni di seguito. Ogni dose costa 1200 dollari. Fra l'incredulità generale
(tutti pensano che io sia ormai impazzita e che mi attacchi a una stramba teoria
per tentare l'impossibile), inizio il trattamento. Il test di gravidanza è
positivo; la prima ecografia mostra 3 camere gestazionali. Fra alti e bassi, la
gravidanza trigemellare procede fino alla 33esima settimana. Nascono così i miei
3 gemelli che ora hanno cinque anni e mezzo e che sono per me fonte continua di
gioia e meraviglia."
Rossella, autrice insieme a Fara, a cui auguro di approdare presto da queste parti, di "Volando con le cicogne", libro sull'infertilità nato assieme ai gemellini!: "Inizio dalla fine. Il 20 febbraio 2004, dopo una notte insonne agitata dall'incredibile pensiero che dopo poche ore avrei visto i miei figli attesi per 10 anni circa e dalle contrazioni sempre più forti e ritmiche che per un caso strano hanno coinciso col cesareo programmato, ho percorso con mio marito e l'ostetrico il breve ma lunghissimo tragitto dal reparto di patologia della gravidanza alla sala parto. Alle 12.09 e alle 12.20, mentre dormivo, alla 35esima settimana più qualche giorno, hanno visto la luce Eugenio e Beatrice, 2370 e 2450 gr. A mio marito li hanno fatti subito vedere: "Ecco il primo! Ecco il secondo!", gli hanno detto. E' molto difficile, forse impossibile, descrivere l'intensità dell'emozione di un sogno realizzato quando non si osava più sperarci, un sogno così viscerale e grande. Ci sono voluti anni e anni di inutili tentativi naturali, di cure cinesi e tibetane, di lacrime ogni mese, ci sono voluti 6 cicli di ICSi, uno a Milano, 2 a Torino, 3 a Bruxelles, ci sono voluti 2 aborti precoci, esami su esami, c'è voluto l'incontro con una ginecologa angelica che mi ha fatto scoprire la sindrome da anticorpi anticardiolipina che mi impediva di portare avanti le gravidanze, ci sono voluti vari interventi a mio marito, i cui spermatozoi erano bloccati nel testicolo a causa di un'infezione mai diagnosticata che gli ha ostruito le vie seminali dopo aver avuto la prima figlia. C'è voluta anche una gravidanza difficile, centinaia di iniezioni di eparina, 3 ricoveri ecc.. E' stato tutto molto duro, ma noi l'abbiamo affrontato con pazienza e soprattutto non perdendo mai di vista la nostra unione forte, senza la quale non saremmo riusciti ad affrontare le varie batoste. Adesso, mentre scrivo, i miei gemelli di 2 mesi e 12 giorni dormono serenamente davanti a me. Oltre che il Cielo, ringrazio per questa immensa gioia il sito delle mammeonline, senza il quale non sarei mai approdata al centro di Bruxelles e tutti i medici che con il cuore mi hanno seguita e assistita in questo percorso e che hanno permesso ai due mostriciattoli di nascere."
Cristiana: "Io sono Cristiana e il mio compagno di ventura è Domenico; siamo i genitori di Beatrice e Federica, che ora hanno quasi due anni e mezzo (sono nate il 10 dicembre 2001). Ci siamo sposati nel 1997, dopo 3 anni di "fidanzamento" preceduti da 8 anni di amicizia, neanche tanto profonda. Eravamo lì, uno sotto il naso dell'altra, e nemmeno ci guardavamo! Quando abbiamo deciso di smettere di usare anticoncezionali, l'abbiamo fatto senza programmare di avere un bambino: nel caso in cui fosse arrivato, saremmo stati felici. Ma i mesi passavano e le battutine sulle mancate gravidanze cominciavano ad essere un po' troppo frequenti. Abbiamo fatto qualche esame e l'esito è stato che non avremmo potuto concepire in modo naturale, a causa di un intervento non tempestivo subìto da Meco in adolescenza. È stato un colpo al cuore. Ci siamo rivolti al centro sterilità dell'Ospedale San Raffaele di Milano, dove ci hanno sottoposti ad esami di ogni genere prima di inserirci in lista di attesa. Era febbraio e ci aspettava un'attesa di otto mesi. Ci siamo armati di pazienza, soprattutto Meco che restava razionale per tutti e due, visto che quella emotivamente più instabile sono io, che ogni tanto sprofondavo negli abissi dello sconforto. Contavo i giorni e continuavo a chiamare il centro, avevo paura che si dimenticassero di noi. Forse si erano stufati di sentirmi, perché un giorno mi hanno informato che si era liberato un posto ad aprile e mi hanno chiesto se eravamo interessati ad anticipare i tempi. Mi girava la testa, ero ansiosa, avevo fretta di cominciare, la mattina mi svegliavo con il pensiero fisso della terapia ormonale. E poi abbiamo iniziato: Meco ha imparato a farmi le iniezioni sottocutanee, io giravo con le pillole in tasca, abbiamo fatto decine di prelievi del sangue e visite mediche. L'esperienza vissuta al centro sterilità la ricordo molto frenetica, sempre con il timore di non riuscire a fare tutto nei tempi giusti, ma ricordo anche che ginecologi, biologi e anestesisti avevano tutti un atteggiamento che tendeva a tranquillizzare. Ognuno dei medici con i quali abbiamo avuto un contatto è sempre stato più che disponibile a darci tutte le informazioni richieste e a spiegarci, spaesati e intimoriti come eravamo, ogni possibile sviluppo della terapia. Abbiamo saputo che avremmo dovuto ricorrere all'ICSI, che ci è sembrata una cosa impossibile da realizzare. Molte delle coppie che abbiamo conosciuto erano al secondo, quinto, settimo tentativo… era triste e snervante e ci buttava giù di morale. Ma avevamo a nostro favore la mia età (30 anni) ed il fatto che la difficoltà a concepire fosse da parte di Meco. Alla fine ci siamo arrivati: il 30 aprile 2001 mi sono stati prelevati 12 ovociti, che sono stati fecondati in vitro. Il 2 maggio mi sono stati impiantati 4 embrioni. A metà maggio ho saputo che qualcosa aveva attecchito, nonostante avessi avuto delle perdite di sangue. Dopo un paio di settimane si distinguevano due battiti. A ripensarci adesso mi sembra che tutto sia accaduto ad altissima velocità. Eravamo increduli e al settimo cielo. Meco ha informato solo i nostri genitori e poi ha voluto mantenere la gravidanza segreta fino alla fine del terzo mese. Superato lo scoglio, credo di averlo raccontato a mezzo mondo. Il 22 luglio 2001 ho avuto il primo intoppo: ricoverata d'urgenza con forti dolori addominali, ho saputo che un ovaio era praticamente esploso a causa del carico ormonale e si era formata una cisti. In caso di intervento per rimuoverla, avrei potuto abortire. Ovviamente il ginecologo è come l'idraulico, che quando serve non c'è mai, ed infatti il mio era in ferie. Spaventata com'ero, ho fatto la stupidaggine di farmi portare all'ospedale più vicino a casa invece che al San Raffaele. Dopo una settimana di antidolorifici mi hanno rispedito a casa. I dolori sono rimasti una costante per tutto il resto della gravidanza e la cisti è sempre stata tenuta sotto controllo. Il 29 novembre non sono riuscita ad alzarmi dal letto mi sono fatta un altro viaggetto in ambulanza, al San Raffaele stavolta. Ecografie addominali a ripetizione hanno evidenziato che la gravidanza procedeva bene nonostante l'ovaio danneggiato e che la cisti era sempre meno visibile, nascosta dal mio utero gigante. Nel giro di qualche giorno i miei valori biliari sono quintuplicati: la mia piccola Federica stava allegramente passeggiando sul mio fegato. In occasione di uno dei monitoraggi, per individuare il suo battito il sensore mi è stato posizionato praticamente sotto l'ascella! Il 10 dicembre 2001, armata di catetere e piena di buchi causati da due settimane di flebo, ho dato il benvenuto alle mie scimmie con taglio cesareo (con un mese e mezzo di anticipo sulla tabella di marcia). Alle 12.27 è nata Beatrice (1,900 kg), alle 12.29 Federica (1,680 kg). Non me le hanno nemmeno fatte vedere, le hanno portate di corsa in patologia neonatale, dove sono rimaste per un mese. Meco le ha viste nel pomeriggio, io il giorno dopo: due ragnetti bellissimi! La famosa cisti in realtà era un terzo embrione, che non è stato espulso correttamente e si è annidato nell'addome. Fortunatamente non ha proseguito la crescita, altrimenti non sarei qui a raccontare la nostra storia. Ho avuto la montata lattea il giorno successivo e sono diventata la mucca del reparto: tiravo latte ad un ritmo tale che mi hanno riservato un cassetto intero del congelatore! Il 7 gennaio 2002 abbiamo finalmente portato a casa le nostre ragazze, che fortunatamente stanno crescendo in fretta. Che lavoro, ragazzi!"
Raffa: "Scritta da
un'aspirante mamma di gemelli, per ora panciotta alla 16esima settimana
(Raffaella, Torino, rr@cascade.de):
Mi aggiungo anch'io, incinta dopo 5 anni e mezzo di tentativi, a 36
anni e dopo aver "consumato" numerosi ginecologi e centri...
Diagnosi costante di sterilità ideopatica, mai un test positivo,
4 IUI e la FIVET del 2004 ha finalmente funzionato. Una tiroidite
autoimmune con valori ormonali a posto (però non gli antiTPO), e
quest'ultima gine che, oltre all'aspirina, mi dà finalmente
cortisone ad alto dosaggio (12 mg/die), reagisco alla stimolazione come
non mai (il cortisone abbassa l'FSH?) e dei 3 embrioncini 2 riescono ad
impiantarsi. Merito del cortisone, della fivet, della combinazione dei
due? Certo è le tube sono pervie e funzionali, non lo so, la mia
impressione, da sempre, è che a causa degli autoanticorpi che
produco non ci fosse annidamento (peccato che pochi gine si occupino
oggi in Italia di problemi immunologici).
So che - dopo aver passato i primi mesi a sperare "speriamo non succeda
nulla di brutto" senza dare la notizia neanche a mia mamma - adesso
penso che sia ora di iniziare a cercare di capire cosa ci aspetta come
futuri genitori (mi sembra ancora una parola strana) e come fare ad
accogliere al meglio i due piccolini.
Sono estremamente grata per questo grandissimo regalo e sono
superriconoscente verso i forum di Mammeonline, perché senza di
loro le energie per tirare avanti tutti questi anni non le avrei mai
avute, perché l'ultimo centro dove ho fatto la fivet l'ho
scoperto grazie a una "cicognina" e perché grazie ad altre cicos
ho scoperto cose importantissime - visti i risultati! - sulle tiroiditi
e sul cortisone. Adesso ho scoperto i forum del Mondo dei Gemelli, sono
stata accolta benissimo, non solo mi arrivano un sacco di consigli
importanti ma vengo anche coccolata, spero di rimanerci per decenni...
(come nonna di nipotini gemelli?)"
Micky:
(Testimonianza di Michela 36 anni di Albignasego PD): "Tutto è
iniziato dopo un meraviglioso viaggio nel Sud Est Asiatico.
Erano i primi giorni del 1999 e il viaggio era quello di nozze.
Appena rientrati iniziai ad avere nausee, dolori addominali e
amenorrea, il primo pensiero che ci balzò in mente era che ci
sembrava molto bello aver concepito un bimbo in viaggio di nozze dopo
tre anni di convivenza, ma nello stesso tempo ci rimproverammo per non
essere stati attenti visto che ci eravamo sottoposti alla profilassi
antimalarica.
Invece,
non era per niente quello che pensavamo. L’amenorrea era dovuta
ad iperprolattinemia e il resto ad un bel polipo che doveva essere
tolto. Così, mentre ero in ospedale per sottopormi
all’intervento, riflettei sul fatto che comunque erano tre anni
di tentativi andati male senza nessun risultato e dal quel momento
iniziò il mio periodo nero. All’arrivo di ogni ciclo per
me si elaborava un lutto, ero adirata con il mondo e persino con mio
marito, passarono quasi due anni d’inferno finché non
decidemmo di iniziare un “protocollo di sterilità”.
All’inizio solo esami del sangue miei e spermiogramma suoi, i
risultati erano ottimi, così si passò ad una
isteroscopia, ad una isterosalpingografia e infine laparoscopia,
paroloni grossi che significano esami invasivi per controllo
dell’apertura delle tube e chi li ha provati sa quello che voglio
dire!
”Ci dispiace ma gli esami sono perfetti rientrate nella percentuale molto
elevata di sterilità di coppia inspiegata”.
La notte continuava a prevalere sulla mia vita, finché decidemmo di affrontare
un’altra prova: una fecondazione intrauterina. Era l’11 settembre 2001 e il
primo aereo si era già scagliato dentro alla prima torre e noi partimmo con il
cuore in gola per un consulto, A parte essere preoccupati per alcuni parenti di
New York, ci chiedemmo se era il caso di mettere al mondo dei figli in questo
mondo così crudele, ci pensammo per un po’ e visto che il mondo deve continuare
ad andare avanti, e forse per egoismo, iniziai con la preparazione ormonale:
punture sulla pancia di Gonal F, monitoraggi ecografici e finalmente la
fecondazione (omologa) vera e propria. Non me la aspettavo proprio così, senza
nessuna ecografia e per di più nello stanzino delle infermiere, mi sembrava un
po’ approssimativa o forse non avevo molta fiducia sul buon esito. Quando tornai
a casa la Tv trasmetteva le immagini di un altro aereo caduto dopo il decollo da
New York e mi rivolsi alla mia pancia al plurale e dissi “avete visto dove siete
capitati, che mondo è questo?”. Mio marito subito disse “avete”??? Ma certo ero
sicura che se avesse funzionato non era per uno ma per più, avevo letto
all’infinito le controindicazioni del Gonal F; gravidanze multiple, gravidanze
multiple, gravidanze multiple…… per me era la miglior cosa che mi potesse
capitare.
Invece la controindicazione era un’altra!
Dopo quindici giorni di dolori atroci alla pancia decisi di fare il test di
gravidanza che risultò immediatamente positivo, ma visto che il Gonal F contiene
beta HGC non mi montai la testa e il giorno dopo corsi in ospedale per una eco e
mi sentii dire “ Signora lei sarebbe anche incita di due gemelli, ma ha una
bruttissima iperstimolazione ovarica (controindicazione del famigerato Gonal F)
e non le so dire se potrà portare avanti la gravidanza, in alcuni casi abbiamo
dovuto intervenire per asportare le ovaie”.
Era il nostro terzo anniversario di nozze!
Pregai tanto e dopo un mese spuntò il sole nella mia vita! Decidemmo di fare la
villocentesi: due maschi sani, Tom & Jerry, in attesa di due nomi più italiani.
La gravidanza fu la cosa più facile di tutta la storia e il parto ancora di più,
certo ho subito un cesareo con spinale perché i patati erano podalici ma ho
vissuto un po’ di travaglio visto che ero in ospedale dal primo luglio e dopo
ben 17 giorni i medici decisero di togliermi la flebo di miolene, così iniziò il
travaglio e si decise di intervenire subito.
Alle 9.52 del 17 luglio 2002 nacque Luca e un minuto dopo Marco due splendidi
bambini di 2670 e 2260 gr per 46,5 e 46 cm. Due meraviglie della natura due soli
splendenti della mia vita, tutta la mia vita.
Questi due anni sono stati duri, movimentati, incasinati, ma sicuramente i più
belli della nostra vita e mi rivolgo a chi come me ha problemi di sterilità: non
smettete mai di sperare e combattete con il cuore e la fede."
Mariella: "Io ed
Enrico (mio marito) ci siamo incontrati "tardi" (30 anni); lui aveva un
matrimonio alle spalle, da cui non aveva avuto figli. Io ero sola dopo un paio
di esperienze deludenti. Dopo qualche tempo abbiamo deciso di convivere e dopo
un anno di convivenza abbiamo pensato che era il momento di avere un bambino. Io
prendevo la pillola e, su consiglio della ginecologa della ASL, ho smesso e,
senza farmi fare particolari esami, ha detto che potevamo tranquillamente
provare ad avere un figlio.
Dopo
un paio di mesi non avevo più il ciclo, ma non ero incinta. Mi sono rivolta
allora ad una ginecologa privata che ci ha fatto fare esami del sangue, del
liquido seminale, ecografia transvaginale ed è risultato che producevo troppi
follicoli che, quindi, non riuscivano a "maturare". Mi ha prescritto il Clomid
per alcuni mesi, ma visto che anche così non sono rimasta incinta, mi ha
indirizzata al Centro Sterilità dell'Ospedale Mauriziano di Torino. Li mi hanno
fatto fare ulteriori esami (quali sonosalpingografia, Post Coital Test) ed è
risultata un'incompatibilità tra liquido seminale e muco vaginale. Abbiamo fatto
6 IUI (inseminazione intrauterina) senza ottenere risultati ed intanto erano
passati circa 2 anni e mezzo. La dott.ssa del Centro ci ha quindi proposto la
FIVET, spiegandoci che al Mauriziano non era possibile farla e che quindi le
alternative erano: l'Ospedale S. Anna, con tempi di attesa di circa un anno, o
un centro privato. Abbiamo optato per il centro privato (PROMEA di Torino) dove
abbiamo fatto ulteriori esami (quali il Cariotipo) e a Settembre 2002 siamo
partiti con il trattamento: iniezioni di Gonal F e Decapeptyl, per stimolare la
produzione di ovociti; quindi il Profasi circa 24 ore prima del prelievo degli
ovociti. Gli ovociti erano 15, ma solo 7 di buona qualità; uno poi l'hanno
scartato dopo perché era stato fecondato in modo anomalo. Due giorni dopo il
prelievo sono tornata al Centro per il transfer (era il 6 novembre 2002) degli
embrioni fecondati. Me ne hanno trasferiti 3 e 2 sono rimasti lì per otto mesi!!
Ora si chiamano Federico e Filippo. Al Promea ho trovato un bell'ambiente,
professionale e umano; ti mettono a tuo agio e ti trattano come una persona e
non come un numero (come ho sentito dire che accade in altri posti). Il costo
(anche questo è importante) è stato di circa 2500 eurro, ma io e mio marito (nel
frattempo, al settimo mese di gravidanza, ci siamo sposati) abbiamo deciso di
provare per non lasciare nulla di intentato e poi avere dei rimpianti e devo
dire che abbiamo fatto bene! Quando ho scoperto di essere incinta ero felice ma
anche un po' preoccupata, perché avevano appena diagnosticato a mia mamma un
tumore al seno. I primi mesi di gravidanza, quindi, li ho vissuti con dei
sentimenti altalenanti: da una parte ero contenta perché tutto sembrava
procedere bene, dall'altra ero preoccupata per mia mamma, non solo dal punto di
vista fisico, ma anche per la sua stabilità psichica; lei infatti era convinta
di morire e che non avrebbe mai visto i suoi nipotini. Fortunatamente ora posso
dire che stiamo tutti bene, grazie anche all'aiuto di uno psicologo per mia
madre, che è felicissima di fare la nonna, anche se a volte è un po' stanca,
come del resto tutti noi! Ma la felicità che proviamo ogni giorno nel vedere il
sorriso ed i progressi dei nostri bimbi ci ripaga di tutte le fatiche!!"
Federica:
Sono Federica e sono mamma di Elettra e Tommaso, che compiranno 2 anni il
prossimo 9/2.
Sono diventata mamma grazie ad una icsi, in quanto mio marito aveva una forma di
oligoastenospermia con dismorfia che non ci avrebbe mai dato la possibilità di
diventare genitori per via naturale.
Eravamo molto combattuti se cominciare la strada della fecondazione o buttarci
piuttosto su quelle dell'adozione.
Riflettendo a lungo siamo poi giunti alla conclusione che la voglia di pancia
era talmente tanta che l'adozione sarebbe diventata solo un ripiego e che questo
non sarebbe stato assolutamente giusto né per il bimbo che avremmo adotatto né
per noi che ci saremmo negati così la possibilità di vivere una gravidanza.
Il primo tentat
ivo
fatto a febbraio 2004 fu fallimentare.
Le beta erano negative, ma non essendo ancora passata la legge 40 sulla
fecondazione assistita ebbi ancora il tempo (per soli 10 giorni!) di congelare 4
embrioni.
A maggio 2004 ripresi la terapia per prepararmi ad un transfer di embrioni
crioconservati.
Me ne furono trasferiti 3. Era previsto il trasferimento di 2 soli embrioni ma
della coppia scongelata uno non sopravvisse e così, per evitare il transfer di
un solo embrione, furono tolti dalla crioconservazione anche gli altri 2 e mi
furono trasferiti.
Il 4/6 le beta erano positive: 227!
E la mia scadenza era stata stimata al 13/2, giorno in cui un anno esatto prima
le mie beta erano state negative.
Alla prima ecografia (5^ settimana) il ginecologo vide 2 camere con il battito
ed una seminascosta e mi disse che era molto probabile che fosse una trigemina.
All'eco successiva (9^ settimana) le camere erano sempre 3 ma i battiti solo 2.
Uno dei gemelli si era fermato alla 7^ settimana.
Gli altri due invece erano molto vitali e per tutto il resto della gravidanza
sono sempre stati stimati come due bimbi normali, con misure standard delle
gravidanze singole.
Elettra e Tommaso sono nati a termine, con parto naturale indotto alla 39^
settimana + 4 giorni.
Il loro peso alla nascita era di 2820 gr. per Elettra e 3390 gr. per Tommaso,
per una lunghezza rispettivamente di 48,8 e 51,9 cm.
Come due bimbi normali.
Non mi sono mai pentita della mia scelta e se fosse arrivato anche il terzo sono
sicura che sarebbe stato ancora più bello di adesso.
Chissà... magari il terzo arriverà da un'altra strada...

Altri links:
Bibliografia:
BARTOLUCCI Rossella, MARABELLI Fara, Volando con le cicogne (Consigli per aiutarle a sceglierci. Storie di coppie infertili, prima e dopola nuova legge), Casa Editrice Mammeonline, 2004
Infertilità maschile. Manuale OMS per lo studio, la diagnosi e il trattamento, Editore Folini, 2002
MENGARELLI FLAMIGNI Marina, I bambini nel cassetto. Le molte facce della procreazione: uno sguardo socioculturale sulla fertilità e sull'infertilità, Franco Angeli Editore, 2001
ROSSI G., Famiglia «Generativa» o famiglia «Riproduttiva»? Il dilemma etico nelle tecnologie di fecondazione assistita, Vita e Pensiero Editore, 1999
CONCETTI Gino, La fecondazione medicalmente assistita, Ed. Vivere In, 1999
DI PIETRO M. Luisa, SGRECCIA Elio, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, bioetica e diritto, Editore La Scuola, 1999
GRECO Ermanno, Genitori in provetta, Editore L'Airone
Aggiornato 8 Agosto 2007