ESAMI DEL SANGUE:
A che servono, perché si
fanno,
quando si fanno, quali si fanno

A cura del Dott. Massimo Trenta
medico e papà di un bambino singolo e di due bambini gemelli
In generale qualsiasi esame dovrebbe essere richiesto in base a un protocollo diagnostico ben preciso. Esempio: in caso di forte trauma di un arto accompagnato da dolore acuto a riposo che aumenta con il movimento passivo, se all'esame dell'arto il medico ha il dubbio che possa esserci una frattura ossea, dovrebbe richiedere un rx.
Nel caso del prelievo di sangue, sono centinaia gli esami che si possono richiedere, alcuni molto generici come gli indici d'infiammazione, altri molto specifici come la ricerca di virus.
Di solito c'è una proporzionalità inversa tra la specificità di un test e la sua
sensibilità. Anche qui è meglio chiarire con un esempio: la VES (velocità di
eritrosedimentazione delle emazie o gobuli rossi) è un esame sensibilissimo ma
poco specifico; la VES può risultare aumentata anche per banalissime
infiammazioni, tende ad aumentare con l'età del paziente e nei soggetti anemici.
Quindi è un esame sensibilissimo ma molto poco specifico, serve pochissimo per
"fare" una diagnosi.
Per questo bisognerebbe avere già le idee abbastanza chiare quando si chiedono
degli esami bioumorali, altrimenti si rischia di confondersi le idee.
La diagnosi, poi, nasce da un insieme di fattori che concorrono e di cui il medico deve tener conto:
la storia clinica del paziente: eventuali malattie familiari, malattie e/o interventi subiti nel passato, sintomi attuali (quadro d'esordio della malattia);
l'esame obiettivo (la visita medica vera e propria);
infine gli accertamenti richiesti per confermare il sospetto diagnostico (sempre che ci sia il tempo di farli...) accertamenti che possono essere strumentali: rx, ecografie, risonanza magnetica, etc.; oppure bioumorali: esame del sangue, delle urine, etc.