L'appello di
Bernadette Moyano
per l'apertura di un centro pediatrico di cure
intensive
in Ticino
Tratto da "Regione Ticino" del 14.01.02004:
Lo scorso autunno, il 15 di ottobre, un elicottero della Rega, appena decollato in tutta urgenza dal Civico di Lugano alla volta di Zurigo, spegneva mestamente i rotori sul piazzale d’atterraggio dell’ospedale regionale di Locarno. Pochi istanti prima – a bordo – Alessia, trigemina di non ancora tre anni, era stata colta da un primo arresto cardiaco, costringendo il velivolo ad un rapido ed vano atterraggio. La bambina si spegneva, ‘ufficialmente’ come risulta dalla carta di decesso, alla Carità, ma di fatto le sue condizioni a Locarno non lasciavano alcuna speranza.
Alessia era stata colpita da una malattia molto rara per la quale si era dapprima reso necessario il ricovero presso la struttura pediatrica luganese e poi, dopo l’improvviso aggravarsi delle sue condizioni in seguito ad una polmonite, il trasferimento verso il centro di cure intensive di Zurigo. Sono trascorsi tre mesi da quei drammatici momenti, tre mesi durante i quali la madre di Alessia ha a lungo riflettuto su come da un’esperienza di vita tanto negativa potesse nascere qualcosa di positivo per evitare in futuro il ripetersi di casi simili. «Se ho deciso di parlare – spiega la madre Bernadette Moyano – è anche per il timore che lo stesso possa accadere ai miei altri due bambini. Non vogliamo assolutamente accusare nessuno, ma qui in Ticino non è purtroppo stata data la possibilità a mia figlia di lottare fino in fondo contro la malattia. Ancor oggi non riesco ad accettare che nel nostro cantone non esista un centro pediatrico di cure intense».
Alessia soffriva di una patologia che rendeva indispensabile la dialisi, una cura che però gli ospedali ticinesi non sono in grado di offrire ai più piccoli. «So bene che probabilmente la situazione era a tal punto grave che se anche avessimo raggiunto per tempo Zurigo non era affatto garantito che la bambina potesse farcela – afferma la madre – ma pensare che la vita di mia figlia sia dipesa in qualche modo anche dal brutto tempo di quel giorno sul Gottardo è una cosa che non riesco ad accettare».
Quel giorno, spiega Bernadette, «la decisione di trasferire Alessia al centro di cure intense è stata presa con la necessaria rapidità. Non posso imputare assolutamente nulla ai medici che curavano mia figlia e che hanno fatto tutto il possibile per lei. Le lunghe ore trascorse in ospedale a Lugano prima della partenza sono dipese anche dalla situazione critica della bambina che necessitava di essere stabilizzata per il trasporto. Oltre che dai timori legati al maltempo».
La madre tiene a sottolineare che il suo sfogo non vuole essere un j’accuse contro i medici, «tuttavia – conclude– credo sia giusto che la gente sappia che la sanità del nostro cantone non sempre è attrezzata in caso di necessità. Per evitare che situazioni simili possano ripetersi mi piacerebbe attivarmi, magari creando una fondazione oppure coinvolgendo altri genitori, affinché anche il Ticino abbia un suo centro pediatrico di cure intense».