L'ospedale e
l'allattamento al seno dei gemelli

Matteo e Tommaso, figli di
Annalisa
Martina (consulente della Leche League International): "In ospedale Vi hanno aiutate? Come? Vi hanno detto qualcosa sull'allattamento? Vi hanno incoraggiate, scoraggiate, dato informazioni (vere, false...)?"
Mariarita (bambini
nati a termine: chi NON è stato aiutato e NON ce l'ha fatta!!!):
"Su
questo
argomento potrei scrivere un libro... ecco il perché ho "spinto" per
avere il forum relativo all'allattamento al seno sul sito Il Mondo dei Gemelli:
VOLEVO ASSOLUTAMENTE CHE LA MIA ESPERIENZA NEGATIVA SI TRASFORMASSE IN
ESPERIENZA POSITIVA PER ALTRE MAMME! Premetto che io, durante la gravidanza, mi
sono informata molto poco circa l'allattamento al seno, d'altra parte tutti
coloro che mi circondavano (e qui non parlo della vicina di casa, piuttosto che
della panettiera, ma del personale che avrebbe dovuto fornirmi informazioni
adeguate, visto che ho frequentato BEN DUE CORSI DI PREPARAZIONE AL PARTO) non
mi hanno fornito informazione alcuna rispetto a tale argomento!!! Non parliamo
poi di che cosa è accaduto a parto avvenuto: io ho partorito per via vaginale,
oltre la 40^ settimana, i miei figli (del peso di 2.900 grammi l'uno) non hanno
visto neppure da lontano l'incubatrice! Insomma le premesse per iniziare bene
c'erano tutte: purtroppo, le operatrici del nido hanno fatto in modo che il
latte non mi venisse affatto (se c'era qualche flebile speranza che la montata
lattea venisse)... per i seguenti motivi:
1) dal primo giorno a Sara ed Enrico è stata offerta la soluzione glucosata;
2) nessuno - e dico nessuno - mi ha spiegato come avrei potuto allattare i
bambini (in trenino o contemporaneamente), anzi tale operazione veniva
continuamente ostacolata da errori del personale (tipo se era il momento di
portare Sara di sicuro portavano Enrico e cose del genere) in una confusione
totale;
3) non solo non mi hanno offerto nessun sostegno morale o psicologico, ma ogni
cosa che facevo sembrava non andare bene (probabilmente era così... ma siccome
era la prima volta, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno GENTILMENTE mi
spiegasse le cose). Pare che, però, questo fosse un approccio normalmente
utilizzato perché quando andavo ad allattare ho visto alcune mamme arrivare ad
avere vere e proprie crisi di nervi a causa del trattamento "poco urbano"
ricevuto!!! Insomma, probabilmente fosse adesso, quel nido (niente da eccepire
per il reparto di ostetricia) non se la sarebbe cavata così a buon prezzo!!!
Purtroppo - allora - ero disinformata, frastornata e... molto inesperta
(nonostante l'età)!!!!"
Patrizia R. (bambini
nati a termine: chi NON è stato aiutato MA ce l'ha fatta!!!):
"E'
stata la prima arrabbiatura (mia) della vita dei miei pupi, ma non per colpa
loro, ovviamente!! Allora: io - come Mariarita - ho partorito praticamente a
termine, 39^ settimana, due puponi di 2.800 grammi e 3.130 grammi. Nulla da dire
ho sul reparto di Ostetricia, dove mi sono trovata benissimo, né
sull'assistenza al parto, eccezionale. Ho avuto un parto spontaneo, un travaglio
non troppo lungo... insomma, tutto regolare, tutte le condizioni per instaurare
un buon allattamento al seno. Per fortuna, avevo passato gran parte della
gravidanza ad informarmi su come allattare al seno (ci tenevo moltissimo). Ho
trovato un mare di informazione su diversi siti, LLLI in testa e - frequentando
il forum del sito Il Nido - anche molte esperienze pratiche vissute, positive e
negative, da cui trarre insegnamento. Tra le varie cose che avevo appreso, c'era
l'importanza della prima poppata precoce, già in sala parto. Ebbene, mi hanno
detto che i bambini "erano un po' freddini" (notare: indice Apgar 9
tutti e due) e che - quindi - non me li potevano lasciare, per cui dopo 20
secondi ciascuno sulla mia pancia, li hanno vestiti e portati al nido, lasciando
me e Giulio con la promessa di portarmeli in camera (nel mio reparto c'era il
rooming-in) alle ore 16.00, ossia dopo poco più di 4 ore e mezza dalla nascita.
Accontentiamoci!! Alle ore 14.00 sono risalita in camera, stanca morta, ma
fiduciosa di vedere presto i miei pupi. Ma alle ore 16.30 ancora non si vedeva
nessuno e, quindi, ho detto a Giulio di scendere al nido per vedere che stava
succedendo. Giulio è tornato in camera dicendomi che gli era stato detto che il
neonatologo non li aveva ancora visitati e, quindi, me li avrebbero portati dopo
la visita... E che comunque, le mamme "cesarizzate" le lasciano
tranquille fino al giorno dopo prima di portare i pupi in camera!!! AAAARGGH!
Non solo avevano fatto un 2+2 gratuito: gemelli=parto cesareo, che nel mio caso
non era proprio stato vero, ma che significa? Che alle mamme "cesarizzate"
non portano i pupi per l'allattamento prima del giorno dopo? Come? Senza neanche
chiedere loro cosa ne pensano? Giulio aveva già puntualizzato che il mio era
stato un parto spontaneo e, dunque, gli avevano risposto che "avrebbero
fatto il possibile" (!) per portarmi i bimbi alle ore 20.00.
Arrabbiatissima, nonostante non mi reggessi quasi in piedi, ho chiesto a Giulio
di procurarsi una carrozzina: se non mi portavano i pupi, scendevo io da loro!!
Giulio mi ha, quindi, spinto fino al nido, dove mi hanno detto di andare in una
stanzetta, dove c'erano diverse mamme che provavano ad attaccare i bimbi al
seno. SOLTANTO CHE ERANO ORMAI le ore 17.00 e quel servizio stava per chiudere!!
Morale: sono riuscita a malapena a tentare di attaccare Tommaso, che si è poi
rivelato il più pigro, senza che nessuno mi dicesse come dovevo fare, se non
una puericultrice un po' rozza, per poco più di 10 secondi, dopo la mia
richiesta insistente. Michele l'ho a malapena visto. Per fortuna, alle ore 20.00
i bimbi sono poi stati portati in camera ed ho potuto riprovare (sempre senza
l'assistenza di nessuno). Il rooming-in dalle ore 09.00 alle ore 21.00 dei
successivi tre giorni è stato positivo: potevo provare e riprovare ad
attaccarli di continuo, sebbene fossero molto sonnacchiosi. La notte mi
portavano o uno, o l'altro dei due bimbi (ma all'altro davano qualcosa? boh.!!).
ALTRA NOTA NEGATIVA: di giorno, insieme ai bimbi, portavano tre volte al giorno
anche dei biberon di latte artificiale, inoltre la puericultrice mi diceva di
fare la doppia pesata e, se i bimbi non avevano preso nulla, di dare il biberon.
MI SONO SEMPRE RIFIUTATA e l'unica volta che l'ho fatto con Tommaso (nessuna
montata lattea, Michele succhiava voracemente le gocce di colostro, ma Tommaso
proprio non si attaccava per nulla, ero tristissima!!) l'ho fatto con un
cucchiaino (E LO PRENDEVA!!), suscitando gli sguardi stupiti della puericultrice
quando è venuta a riprendersi i biberon ed ha visto il cucchiaino al posto
della tettarella nel liquido sterilizzante. MA IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE: il
giorno della dimissione, il 4° dal parto, il neonatologo dopo avermi consegnato
la documentazione dei bimbi mi ha liquidato con il seguente discorso, senza
nemmeno chiedermi se avevo avuto la montata lattea (e ancora non l'avevo avuta,
l'avrei avuta qualche ora dopo a casa): "Signora, sono rarissime le mamme
di gemelli che riescono ad allattarli entrambi al seno, quindi cominci subito
l'allattamento misto: ad ogni poppata, ad un bambino offra il seno e all'altro
il latte artificiale e, alla poppata successiva, inverta". Io il latte
artificiale l'ho comprato, perché a quel punto incominciava proprio a vacillare
la mia sicurezza di poterli allattare al seno, PERO' NON L'HO MAI USATO!! La
confezione è ancora intonsa!! Michele non ha mai avuto problemi, Tommaso è
stato pigro una settimana prima di capire come si faceva a poppare bene, ma
infine CE L'ABBIAMO FATTA!! IN BARBA AI NEONATOLOGI E ALLE DITTE PRODUTTRICI DI
LATTE ARTIFICIALE
Paola A. (bambini
nati leggermente prematuri: chi NON è stata aiutata MA ce l'ha fatta... almeno
per UN MESE!!!):
"Violetta e Edoardo sono nati alla 36^ settimana e 5 giorni con un cesareo
effettuato in anestesia epidurale. Stavano benissimo, con un apgar di 8 alla
nascita e di 9 al 5° minuto. Violetta è stata in incubatrice per un giorno.
Pesavano - rispettivamente - 2260 grammi e 2200 grammi. Il primo intoppo è
stato che - all'inizio - mi hanno assegnato una stanza con nursery, poi mi hanno
spostata in una senza, visto che Violetta era in incubatrice, ed hanno dato la
precedenza ad un neonato nato di 9 mesi e che subito si era attaccato al seno
della madre. Attenzione ad evenienze del genere perché, lì per lì,
soprattutto se ti fanno un cesareo e non sei al massimo della forma non è che
ti venga (almeno io sono così) da reclamare subito perché senti il desiderio
urgente di allattare; poi il latte non è arrivato subito, è iniziato con un
po' di colostro che è uscito massacrandomi il seno. Io ho iniziato a salire al
reparto di patologia neonatale il giorno dopo: l'allattamento in reparti del
genere è scandito da orari frequenti, ma rigidi ed il tempo che hai a
disposizione per allattare, cambiarli, etc. è di durata limitata. Di sicuro non
sono orari che vanno bene se hai dei gemelli perché - al massimo - ti concedono
5 minuti di permanenza in più rispetto a chi ha avuto un bambino singolo.
Violetta non si attaccava, anche se sono riuscita a spruzzarle in bocca un po'
di colostro nei primi giorni, mentre Edoardo era un succhiatore nato. Comunque
nei giorni successivi ho avuto la famosa "Montata lattea" che nel mio
caso non aveva niente di stupefacente. In pratica quando ero nella mia stanza mi
tiravo il latte con il tiralatte (consiglio quello Avent) e quando salivo davo
il latte tirato con il biberon a Violetta mentre Edoardo lo attaccavo al seno.
L'allattamento è la prima cosa per cui nascere doppi porta in uno stato di
inferiorità e di minor diritto rispetto a chi nasce singolo. Tutto -
all'interno dell'ospedale - ruota sui ritmi dei singoli ed è così anche
all'interno di strutture più che decenti. Invece, l'allattamento richiede
calma, tempo e soprattutto tempo dedicato al bambino singolarmente. Per
cui consiglio: se una è intenzionata ad allattare a tutti i costi, se c'è
nursery, anche se moribonda e con cesareo, bisogna farsi portare i pupi appena
possibile in camera ed attaccarli ogni istante possibile al seno. Per tutte le
altre cose (cacche, lavaggi, cambi di vestitino) delegare alle infermiere,
infischiandosene dei loro malumori. Io ho capito una cosa: la produzione di
latte funziona che più ti si attacca il bambino, più ti stimola il seno, più
ne produci. In più a me è capitato in sorte un compagno mammo, che ha iniziato
a occuparsi di loro esattamente come me sin dai primi istanti della loro vita,
cosa bellissima che da una parte ti favorisce, ma che si innesca anche nel
discorso di cui sopra (esempio sei portata avendone due ed avendo qualche
difficoltà di allattamento con uno a cederlo a tuo marito). In più, già nel
reparto gli davano soluzioni di glucosio e li inciuccettavano per farli stare
calmi con i succhiotti. Il neonato non è un bambolotto, appena capisce che c'è
un sistema più facile per nutrirsi (tipo il biberon) non si accanisce più di
tanto su una tetta (la mia) da cui al massimo riusciva a succhiare 50 grammi in
30 minuti. Dunque le difficoltà sono ambientali, mentali (è una cosa che sarà
naturale, ma non l'hai mai fatta, al massimo l'hai solo letta nei manuali e
invece necessita, come per tutto il resto, di una vera pratica) tue e degli
altri (il 99% del personale medico e paramedico non insiste a farti allattare a
tutti i costi al seno se hai un parto gemellare, ti dicono tutti "Se ci
riesce bene, ma non si preoccupi crescono bene anche con il latte
artificiale"). Morale: io sono uscita dopo cinque giorni e loro sono
rimasti lì per un'altra settimana. Facevo avanti e indietro casa/ospedale per
portargli latte tirato e per allattarli. E entrare in un ritmo così non
favorisce l'allattamento naturale. Allattare stanca tantissimo, in più è
frustrante non riuscire a produrre latte sufficiente per entrambi o cosa
peggiore vista a posteriori che TU CREDI INSUFFICIENTE. Mi ricordo che quando li
ho portati a casa erano già abituati ad un allattamento integrato (anzi
preponderante) di latte artificiale. Ho continuato con lo strazio di tirarmi il
latte quando dormivano, allattare Edoardo al seno, staccarlo nel terrore che si
bevesse tutto lui, correre a dare il mio latte tirato con il biberon a Violetta,
preparare i biberon di latte artificiale per entrambi. Insomma le ore sono
quelle, i bambini sono due, non è facile.
Il discorso vero è che, se non hai un grande afflusso di latte, dovresti essere
concentrata almeno all'inizio solo su quello: buttarti su un letto e pensare
solo ad allattare. Molto dunque dipende da "quanto sei idealmente
intenzionata a farlo", nel mio caso non l'ho mai considerato un fatto di
importanza vitale, che so a me magari interessava di più portarli fuori a fare
una bella passeggiata nei marsupi tutti i giorni. Mi piaceva dividere le cure
anche con Luigi. Considerando poi che loro hanno avuto una media di 9 poppate al
giorno ciascuno per quasi tre mesi e che - in quei mesi - praticamente non dormi
mai. Certo, anche lì gioca l'esperienza, io non gli facevo emettere un pianto
per più di mezzo secondo nell'attesa del cibo, mi ero organizzata con il micro
onde per cui al massimo aspettavano i 10 secondi necessari a scaldarci il latte.
Se una è davvero motivata a dargli il suo latte, non deve dargli niente di
diverso, resistere a tutto e a tutti, fregasene dei commenti, urlare per averli
vicini, far fare il più possibile del resto agli altri. Diventare una specie di
eunuco, steso su un letto di harem, l'harem del latte, in cui la tua unica
attività, fino a giungere a una consuetudine di allattamento che ti darà
maggior sicurezza, è impratichirsi nell'allattamento. Seguire i consigli delle
ostetriche, tapparsi le orecchie a eventuali commenti idioti ("Signora stia
attenta a come gli porge il capezzolo, così lo soffoca" - che detto in un
tono ha un senso, ma detto così era da spaccarle la testa). Non bisogna avere
fretta, non bisogna angosciarsi subito se ne prendono poco e piangono (lì
bisogna essere una vera "dura" e insistere, insistere, insistere),
restare concentrata sul bambino che si ha in braccio e mandare qualcun altro a
prendere l'altro se si mette a piangere. Affittare una bilancia di quelle per
neonati così si può stare più tranquille su quanto latte hanno preso e usare
i tabulati per appuntarsi a ogni poppata tutto. Io dopo un mese non ce l'ho
fatta più e sono passata al latte artificiale, ma se tornassi indietro farei
tutto quello che ho consigliato (o almeno ci proverei). n.d.r. comunque è vero
che sono cresciuti benissimo anche con il latte artificiale!!!"
Ippolita (chi E' stato aiutato E ce l'ha fatta!!!): "Io ho avuto un'esperienza positiva, ma ho partorito in Norvegia. Direi che là, semmai, peccano al contrario. Ho chiesto informazioni su cosa fare nel caso in cui non avessi avuto abbastanza latte più avanti e la risposta é stata: "Non é possibile non avere abbastanza latte!". Il latte artificiale non é contemplato nelle istruzioni alle neo-mamme. All'atto pratico, i pupetti li lasciano con la mamma sempre - giorno e notte - (le camere sono a due letti). A Daria, che era ricoverata al piano superiore perché aveva il glucosio basso, davano latte materno (di una banca di latte), ma non con il biberon, con una specie di vaschetta dove il bambino deve leccare. Mi hanno detto che se avessi dovuto dare loro altri liquidi avrei dovuto farlo con questa vaschetta e mai con il biberon. All'uscita dall'ospedale c'e' assistenza a casa e/o in "stazioni" dove si può andare come e quando si vuole a chiedere consigli (ve ne sono una ogni due passi, ci si può fermare anche ad allattare e a cambiare i bambini se uno si trova per strada, anche senza bisogno di consigli, il fratellino può giocare in una stanza piena di giochi (Jacopo mi chiedeva insistentemente di andare dal dottore...). In Italia: dopo l'esperienza negativa del primo bambino (ho lottato con il pediatra per continuare ad allattare fino a sei mesi) con i due gemelli ho mentito spudoratamente al pediatra ("La giunta... certo che gliela do!"), anche per lo svezzamento (ufficialmente ho cominciato a 4 mesi, in realtà a 5). Insomma ora hanno compiuto 7 mesi e continuo ad allattare (GRAZIE anche a MARTINA!), pesano oltre 8 chili e non hanno l'aria sofferente. Durante la gravidanza ho letto un libro fantastico e per me basilare, di una autrice belga, si chiama "Les competences du nouveu ne'". Purtroppo me lo avevano prestato e non mi ricordo il nome dell'autrice. E' l'unico libro che spiega in termini scientifici alcune cose fondamentali (attaccare i bambini al seno entro le 6 ore dal parto, i benefici del parto naturale (strizzamento dei polmoni, colonizzazione batterica, ecc), e tante altre cose.
Sophie (chi E' stato aiutato E ce l'ha fatta!!!): "Io per l'allattamento avevo già una buona esperienza con mia figlia Maila, perché in quel caso avevo molto latte e lo donavo anche alla banca del latte. Quindi, con i gemelli, la mia intenzione era quella di allattarli entrambi al seno. I gemelli sono nati a 37 settimane con il cesareo e - purtroppo - Olivia è stata portata subito in incubatrice, mentre Marco mi è stato portato in camera dopo 4 ore dalla nascita. Lui stava tutto il giorno in camera con me ed ho cominciato fin da subito ad attaccarlo al seno. Le infermiere mi hanno aiutato molto, anche se hanno veramente pochissimo tempo. Devo dire che è stato difficile, perché dopo un cesareo non sei subito in grado di sollevare il bambino dalla culla e devi sempre farti aiutare. La cosa più brutta era però che il primo giorno non ero in grado di andare da Olivia, che era in terapia sub-intensiva. Il giorno dopo sono riuscita ad andare con la sedia a rotelle, ma qui era il problema: chi rimane con Marco? Allora portavano lui al nido, perché non poteva entrare nel reparto sub-intensivo. A Olivia veniva dato il latte della banca del latte con il biberon, ma appena possibile ho cominciato a tirarmelo io e - fin dal secondo giorno - ho provato ad attaccarla al seno e, anche qui, venivo aiutata moltissimo dalle infermiere. Purtroppo era molto debole, ma dopo - quando è tornata a casa - piano piano è riuscita anche lei ad attaccarsi, anche se gli davo anche il latte con il biberon (alternato) per non stancarla troppo. Io - che sono olandese - so che ad esempio in Olanda ai bambini in incubatrice non danno mai il biberon per non abituarli, ma danno il latte con il "gavage". Questo mi sembra esagerato, perché secondo me non deve essere bello avere un tubicino nella gola, anche se le infermiere dicono che non sentono nulla. Qui in Italia danno il "gavage" solo quando non sono in grado di succhiare dal biberon, anche a Olivia è successo qualche volta. La mia esperienza di ospedale è stata tutto sommato positiva, solo che non avrei voluto andare a casa così presto. A Marco e me volevano mandarci a casa dopo 5 giorni e sono riuscita a rimanere altri 2 giorni. Come credono che una mamma che ha subito un cesareo e ancora non sta molto bene, con un bambino a casa da allattare, riesca ad andare all'ospedale (che per me non era proprio vicino) ogni tre ore ad allattare l'altra? Infatti ci andavo due volte al giorno e altre due mio marito per dargli il biberon e per portare il mio latte. Comunque dopo due settimane anche lei è venuta a casa e da lì tutto è andato un po' meglio."
Lara M. (bambini prematuri: chi E' stato aiutato E ce l'ha fatta!!!): "La mia esperienza sull'allattamento è stata felice. Premetto che mi sono molto informata durante il parto, leggendo riviste e libri specializzati, quindi ho sempre avuto in testa la convinzione che IO AVREI SICURAMENTE ALLATTATO. Sottolineo questo punto perché conosco mamme già con esperienza che hanno deciso... con coscienza... che loro sicuramente non avrebbero allattato: sai si rovina il seno, devi mangiare di più e ingrassi, poi comunque con due gemelli è impossibile. Ma passiamo alla mia esperienza: in ospedale mi sono stati sempre tutti accanto con molta gentilezza, e mi hanno accompagnato al parto informandomi su tutto e soprattutto sull'allattamento. In particolare il mio "angelo custode" era un'ostetrica carinissima, alla quale poi se ne è aggiunta un'altra (si davano i turni a darmi buoni consigli), e loro mi hanno sempre detto - da quando ho partorito - di bere molto (acqua, succhi di frutta... ma soprattutto acqua) e di mangiare, non sconsideratamente, ma di tenermi in forza perché allattarne due sfibra!!! Hanno avuto ragione, infatti anche se i miei bimbi dopo parto cesareo li ho attaccati dopo 8 giorni... e dico 8 giorni... sono riuscita ad allattarli, senza giunte, per 4 mesi. In quei primi 8 giorni mi sono distrutta il seno con il mastosutore per poter dare loro il mio latte, anche di notte, perché le mie ostetriche mi avevano detto di fare finta di avere i bimbi e quindi di togliermelo ogni 4 ore, in modo tale che avrei stimolato il seno!! E' andata bene i bimbi si sono poi attaccati subito e per loro non c'è stata differenza dal biberon alla tetta, e nemmeno viceversa quando scarseggiava. Purtroppo a 4 mesi il latte è finito e sono ancora qui a chiedermi come mai... i primi tempi mi sentivo in colpa perché una delle cose più belle e dolci che ci regala la vita è la possibilità di nutrire direttamente tuo figlio, è un'emozione inspiegabile che si capisce solo quando si diventa mamma!! Poi di due!!! Nonostante tu non voglia, la tua testa è piena dei pregiudizi della gente che ti sta intorno per nove mesi e quando poi ti vedono allattare due figli ti fanno sentire un mostro, invece è la cosa più naturale del mondo!!!! Auguro a tutte le mamme in attesa e in fase di allattamento di avere latte da vendere!!!!!!"
Cristina V. (bambini prematuri: chi E'/NON E' stato aiutato E ce l'ha fatta!!!): "Io posso fornire la mia esperienza per quanto riguarda la T.I.N. (Terapia Intensiva Neonatale). Il pass per allattare i bambini era dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 e dalle ore 18.00 alle ore 19.00... forse un po' poco e se - per caso - arrivavo alle ore 12.05 trovavo già il bambino con il biberon in bocca. Mi é successo qualche volta, specialmente i primi giorni, quando attaccavo Fabio e per me era importantissimo! Non Vi dico la rabbia... era il periodo prenatalizio e la città era paralizzata dalla gente per le famose compere, quindi arrivare lì di corsa e sudati e vedere quello scricciolo nel lettino con il biberon retto da uno squallido asciugamano... Mi dicevano che Fabio alle ore 12.00 in punto sbraitava come un matto e che - per non farlo piangere- gli davano il biberon. Ogni volta che sono arrivata in anticipo, però, l'ho trovato sempre addormentato... infatti in ospedale non succhiava molto latte avendo quegli orari così rigidi. Con Sara, la prima volta che ho provato ad attaccarla, un'infermiera carina oltre a spiegarmi come fare mi ha anche incoraggiata!!!"
Francesca (bambini prematuri: chi NON E' stato aiutato E ci sta provando!!!): "L'allattamento non era mai stato un problema durante la gravidanza: pensavo di più al parto e alla difficoltà nella gestione di due bambini. Ma sbagliavo, avrei dovuto pensarci prima e prendere una posizione ben definita fin dall'inizio. Sono Francesca, ho partorito alla 36^ settimana, il 17 febbraio 2001: due bambini (Leonardo e Sofia). Ho deciso che volevo un cesareo in epidurale e così è stato. I problemi sono nati dal fatto che i bambini, nonostante stessero bene e pesassero relativamente il giusto (2200 grammi), sono stati messi nel reparto immaturi. Questo vuol dire: che non te li portano in stanza (nonostante tu non ti possa muovere), che li puoi vedere ad orari stabiliti (ore 9.00, 13.00, 16.00, 20.00), che il tuo compagno può entrare con te solo alla poppata delle 13.00 e - soprattutto - che te ne danno uno alla volta, per cui devi scegliere di volta in volta chi vuoi. Inoltre, ti dicono di utilizzare il tiralatte e tu, già stravolta dal cesareo, dovresti stare lì NON CON I BAMBINI, MA CON UN CAVOLO DI TIRALATTE CHE NON TIRA NIENTE e tu ti spremi il seno per mezze ore senza alcun risultato. Morale: adesso mi sto facendo aiutare da una persona per cercare di attaccarli al seno, ma in realtà da quando sono tornati a casa si nutrono prevalentemente di latte artificiale. Posso assicurare che la situazione è molto frustrante, per cui consiglio a tutte le future mamme di entrare in ospedale con un'idea ben precisa (che sia anche di allattare artificialmente) e di perseguirla, perché in strutture grandi non c'è molto spazio, soprattutto per le mamme che hanno subito il CESAREO e che hanno GEMELLI IMMATURI. Da notare che in stanza con me c'era una ragazza che ha partorito naturalmente e aveva tutte le cure di una puericultrice, che a me non diceva nulla sui miei bambini, anzi insegnava a cambiare la bambina dell'altra quasi in modo che io non potessi vedere o comunque infastidita dalla mia presenza in camera; l'altra ragazza ha allattato fin dal primo giorno, aveva la pupa in camera e le attenzioni e gli insegnamenti delle puericultrici, io se volevo vedere i miei bambini dovevo prendere la sedia a rotelle e farmi portare (il nido era anche al piano inferiore!) e non c'era nessuno che mi dicesse molto su come allattarli, cambiarli, medicare il cordone, etc. Se tornassi indietro mi impunterei molto di più sull'attaccare IMMEDIATAMENTE TUTTI E DUE AL SENO! Prima lo si fa e più c'è possibilità di avere subito tanto latte! In bocca al lupo a tutte quelle che si sforzano come me per allattare e... beate voi che ci riuscite senza problemi!!!"
Ombretta (chi
NON E' stato aiutato E ce l'ha fatta SOLO PARZIALMENTE!!!):
"Vorrei
raccontare la mia esperienza personale sull'allattamento al seno. Da quando
aspettavo Pietro e Martina immaginavo quanto sarebbe stato bello sentirli
ciucciare dal seno, l'intimità unica che questo comporta... Le cose purtroppo
non sono andate così. I bambini sono nati alla 36° settimana e sono stati in
incubatrice per due o tre giorni, nel frattempo sentivo il seno gonfio e
dolorante e tutta contenta aspettavo il momento per farli poppare. Quando sono
usciti finalmente ho provato ad attaccarli e, con pochissimo aiuto da
parte del personale del nido dell'ospedale, hanno cominciato a poppare con molta
energia. Sembrava che le cose andassero per il verso giusto, invece la mia
produzione di latte con il tempo non è aumentata ne diminuita (circa 50 g. al
giorno!!). Può essere un fattore fisico ma penso anche alla fretta che mi
mettevano in ospedale, voglio dire, non mi lasciavano abbastanza tempo per tutti
e due i bimbi perché, mi dicevano, se perdevo troppo tempo si sarebbero
incasinate le altre poppate. Per questo ho provato non poca rabbia e ho anche
discusso con il personale dell'ospedale (credo mi abbiamo cordialmente
detestato). Quando sono tornata a casa avevo a disposizione l'aiuto di mia
madre,mio padre e naturalmente del mio compagno, così avevo tanto tempo a
disposizione per attaccarli, ma mi sono resa conto che il latte non aumentava,
malgrado loro succhiassero con accanimento (e tentando con il tiralatte). Dopo
anche un'ora di allattamento al seno infatti, i pargoli avevano ancora fame e le
urla si sprecavano Così mi sono arresa all'allattamento artificiale (dando a
turno i miei miseri 50 g). In definitiva il mio seno veniva usato come
succhiotto, come diletto insomma, non come forma di nutrimento.
Sembra proprio che in certi ospedali credano che le mamme abbiamo sempre
allattato nella loro vita mentre io, in definitiva, non sapevo nemmeno come
porgere loro in capezzolo. Malgrado tutto i bimbi crescono bene, addirittura a 6
mesi hanno cominciato con il latte della centrale che tollerano benissimo. Il
dubbio però mi assale tutt'ora, se mi avessero dato più tempo all'inizio, il
mio latte sarebbe aumentato? Con più assistenza forse i miei bambini a
quest'ora avrebbero preso ancora il mio latte?"
Gennaio 2001
Aggiornato il 27-02-2002